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Resilienza 2.0: ecco dove si può giocare il futuro dell'UE
Cosa è successo?
Nel Strategic Foresight Report 2025, la Commissione UE ridefinisce la resilienza come capacità operativa di anticipare e trasformare, non solo di reagire agli shock. Il documento individua vulnerabilità misurabili: l’UE importa oltre il 58% dell’energia, dipende per circa il 70% dei servizi cloud da tre operatori extra-UE, e ha registrato perdite economiche da eventi climatici superiori a €700 miliardi negli ultimi decenni. Entro il 2040 la forza lavoro europea diminuirà di circa 17 milioni di persone, mentre aumentano i fabbisogni di spesa per difesa, adattamento climatico e welfare.
Perché è importante?
Il report chiarisce che la resilienza è diventata una variabile di competitività. Dipendenze tecnologiche, energetiche e industriali riducono la capacità europea di sostenere crescita, sicurezza e coesione sociale simultaneamente. In parallelo, AI, tecnologie dual-use e transizione energetica non sono più settori separati, ma moltiplicatori di potere economico e geopolitico. Senza interventi strutturali, l’UE rischia di affrontare più rischi con meno risorse e minore autonomia decisionale.
E adesso?
La direzione è concreta: integrare politica industriale, sicurezza e investimenti. Il report spinge per appalti comuni su difesa ed energia, sviluppo di filiere europee su cloud, AI e materie prime critiche, mobilitazione di capitale privato su infrastrutture strategiche e uso mirato della regolazione per accelerare — non frenare — l’adozione tecnologica. La resilienza diventa così una strategia di crescita: chi costruisce capacità ora, riduce i costi delle crisi future e rafforza il peso globale dell’Europa.