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Report McKinsey: aziende europee per un valore di $1,2 triliardi scappano negli USA
Cosa è successo
Nello stato tedesco settentrionale dello Schleswig-Holstein la pubblica amministrazione sta provando a sganciarsi da Microsoft. Prima Office e Teams, poi email, Windows e perfino la telefonia, per passare a software open source e fornitori locali. Il percorso non è stato indolore: per giorni, tribunali e polizia sono rimasti senza email. Negli stessi giorni, Bruxelles ha vietato ai propri team di comunicazione immagini e video interamente generati dall’AI, in nome di autenticità e fiducia. In questo quadro, un nuovo studio di McKinsey e EQT AB ha stimato che per le aziende tecnologiche europee, nell’ultimo decennio, IPO estere e acquisizioni da parte di gruppi non europei abbiano spostato fuori dal continente circa €1.2 trilioni di valore.
Perché è importante
Ogni settimana, in qualche parte d’Europa, la dipendenza dal Big Tech americano sembra voler smettere di sembrare “solo un fastidio tecnico” per entrare pienamente in politica. Sotto lo scudo della sovranità, presa come valore assoluto, si cercano le contromisure. Nell’uso pubblico della tecnologia, nell’infrastruttura amministrativa, nel capitale, nella regolamentazione naturalmente; e anche nell’aspetto identitario. Che è proprio quello in cui la parola “sovranità” più fortemente si spezza: in fiducia, in controllo, e nei finanziamenti.
Il caso tedesco, raccontato dal Financial Times, è prezioso proprio perché non ha nulla di epico. Sugli strati alti della stack — suite da ufficio, posta elettronica, videoconferenza, sistemi operativi nella PA — un alleggerimento del lock-in americano è forse ancora praticabile. Il prezzo è fatto di migrazioni, gare, supporto tecnico, settimane di caos, funzionalità peggiori, nervi interni messi alla prova. Qualcosa di gestibile, insomma, e la dimostrazione che una sovranità selettiva può esistere, in perimetri circoscritti. Ma che a conti fatti assomiglia di più ad un harakiri mascherato da virtue signaling che non ad un modello di indipendenza da continentalizzare.
Non è una posizione ideologica, ma una verità fredda, raccontata dai numeri che rappresentano il trend inverso. Quelli del report McKinsey (pubblicati da Bloomberg) mostrano esattamente che quando capitale, quotazioni e centro di gravità delle aziende tech europee migrano fuori dal continente, se ne vanno crescita futura, know-how locale, founder, capacità di dettare standard — da Fluidstack, di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane, a grandi come Spotify o Arm.
Concretamente, nel periodo 2014-2025, questo si è tradotto in circa €700 miliardi di buyout da aziende o IPO principalmente negli USA, la cui infrastruttura finanziaria permette la crescita reale che in Europa non c’è (da cui il valore, ora, stimato a €1,2 trilioni), e una casa che, il più delle volte, diventa permanente. Una parte decisiva della partita si gioca infatti un gradino più in basso, nei mercati dei capitali, nell’assorbimento del rischio, nella disponibilità di capex — ed anche lì che l’Europa appare lontana da qualunque idea seria di autonomia.
Il divieto di Bruxelles, sia pure contingente, è sintomatico e paradigmatico. Sembra rientrare nella medesima lettura. Quando manca una vera capacità offensiva, la sovranità finisce per manifestarsi per sottrazione: si vieta, si limita, ci si astiene. È una postura comprensibile, a tratti perfino necessaria, ma che alimenta una retorica di subalternità anziché promuoverne una di cooperazione. Rendendo la seconda più complessa e la prima — strutturalmente vera — sempre più cruda.
E adesso?
Continuare a parlare di sovranità e di emancipazione dalle Big Tech come se fosse ancora un obiettivo pienamente raggiungibile rischia di intorbidire il dibattito più che chiarirlo. Quel che è imperativo, più in su nella stack, sarebbe individuare su quali livelli abbia ancora senso creare valore, per fare in modo di trattenerlo — e, magari, condividerlo. Difesa, deep tech, in parte anche la stessa AI: i mercati ci sono, il talento pure. Valorizzarlo senza farne una crociata a somma zero — contro quello che, fino a prova contraria, dovrebbe essere il primo alleato — ciò che è necessario.
È un discorso meno romantico di quello della “Europa pienamente sovrana”, ma più adulto, urgente e legato alla realtà. Una cosa è sostituire (malamente) Microsoft in una parte della pubblica amministrazione tedesca; un’altra è ricostruire mercati, cloud, modelli, capitale e scala industriale dopo che il baricentro si è già spostato altrove da anni, forse decenni; in un’era — quella dell’AI — che acuisce ulteriormente le differenze, in scala e velocità. Appellarsi alla retorica, in ogni caso, aiuta poco.