News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
Quello che Eurobarometro non dice
Cosa è successo?
Poche ore fa è stata rilasciata la nuova rilevazione di Eurobarometro relativa al sentiment degli europei rispetto all’UE e alle tensioni di questi anni e mesi. Il risultato è abbastanza chiaro, dal momento che, tra i risultati, se ne segnalano alcuni che mettono in luce come tra i cittadini ci sia un forte sentimento europeista e un’altrettanto forte esigenza di un’Europa più forte e coesa: “L'89% degli intervistati - scrive il report- afferma che gli Stati membri dell'UE dovrebbero essere più uniti per affrontare le attuali sfide globali e l'86% desidera che l'UE abbia una voce più forte a livello internazionale. Il 66% degli europei vorrebbe che l'UE svolgesse un ruolo più importante nella protezione dalle crisi globali e dai rischi per la sicurezza. Una forte e crescente maggioranza di cittadini ritiene che l'appartenenza del proprio Paese all'UE sia una cosa positiva (62%)".
Dati di sostanziale concordia nei confronti dell’importanza dell’UE e del suo ruolo. Ma che mal si conciliano con altri, vistosi, elementi. In particolare con il successo elettorale che, puntualmente, viene riscosso dai soggetti che si presentano con un programma sovranista e anti UE. Secondo una recente rilevazione di Economist, se si considerasse l’UE come un Paese unico, a delle ipotetiche elezioni, il partito delle destre estreme anti-UE sarebbe il primo, con il 25% dei consensi.
Perché è importante?
Il risultato di Eurobarometro è interessante proprio alla luce della discrasia illustrata qui sopra. Il punto, messo in luce dal report, è che l’UE, alla stragrande maggioranza dei suoi cittadini, è tutt’altro che invisa; anzi, ne vorrebbero di più e la vorrebbero più efficiente, più presente, più forte. Il problema però è che, al momento attuale, con il sistema istituzionale attuale, l’UE non è nella condizione per essere o diventare più efficace e presente. Così il risultato è che agli occhi dell’elettorato l’UE appare o come un progetto ancora in potenza o come un inutile orpello burocratico. In ogni caso non come un soggetto forte e affidabile. La ricaduta elettorale di questa divisione e di questa incompiutezza appare chiara. E la richiesta di un'Unione Europea più assertiva rimane inevasa, con il risultato paradossale, invece, di accogliere le richieste di chi chiede un’ Europa più forte, accoglie quelle di chi vorrebbe un’Europa ridotta al lumicino.
E adesso?
Il fatto che l’UE si trasformi o meno in un soggetto nuovo e politicamente assertivo non dipende né dal sentire e dai desideri degli europei, né da quello dei loro leader, quanto dal concerto delle istituzioni UE. Al momento, va detto, le istituzioni UE appaiono profondamente divise e reciprocamente paralizzate. La Commissione ha una Presidente nota per essere accentratrice e profondamente impopolare, specie nei corridoi di Bruxelles (una cosa che, per come funziona il suo lavoro, è più grave di quanto lo sarebbe esserlo tra gli elettori). I Commissari sono spesso espressione di governi deboli e, non di rado, sovranisti; il Parlamento è di fatto privo di maggioranza, dal momento che l’unica numericamente possibile è costituita da gruppi che si detestano cordialmente; il Consiglio, come noto, è formato da almeno tre esponenti che sono su posizioni sovraniste (ove non filoputiniane). Una somma di circostanze che fa sì che, anche volendo, l’UE non sia nella condizione di avviare le riforme (come per esempio la fine dell’unanimità del Consiglio o la possibilità, per chi presiede la Commissione, di scegliersi i Commissari) che potrebbero soddisfare la richiesta di un’Europa più efficace, manifestata dagli intervistati dal sondaggio.