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Quanto è verosimile l’ipotesi di ingresso dell’Ucraina nell’UE già dal 2027
Cosa è successo?
Dallo scorso autunno, da quando l’amministrazione Trump ha presentato un piano in 28 punti per la fine della guerra in Ucraina (piano poi del tutto rigettato perché risultato essere un mero elenco di richieste russe), si parla dell’ipotesi che l’Ucraina possa entrare a far parte dell’Unione Europea già dal 2027. Un’ipotesi che, sulle prime, è parsa del tutto incompatibile con le norme del processo di adesione all’Unione e con la realtà dei fatti (l’Ucraina, per ovvie ragioni, non presenta le caratteristiche normative e di stabilità richieste ai Paesi candidati). Inoltre, l’ingresso dell’Ucraina nell’UE dovrebbe essere subordinato a un processo di riforma delle regole europee, soprattutto quelle relative ai fondi delle Politiche Agricole, dal momento che, alla luce delle norme attuali, l’arrivo dell’Ucraina — uno dei più grandi Paesi agricoli del mondo — rischierebbe di prosciugare la totalità dei fondi agricoli europei.
Di recente, però, l’ipotesi dell'Ucraina in UE già nel 2027 sembra aver preso corpo. Soprattutto alla luce di una proposta della Commissione Europea di cambiare le regole del processo di adesione, di fatto ribaltandole. Sulla base di questa proposta, l’adesione smetterebbe di essere il culmine e il “premio” per un processo di stabilizzazione già avviato, ma diverrebbe il veicolo per raggiungere la stabilizzazione necessaria a essere del tutto un Paese europeo.
Alla luce di questo possibile ribaltamento, però, l’adesione non sarebbe completa, ma parziale: per esempio, non si potrebbe esprimere un commissario o avere diritto di veto, ma si potrebbe aderire al mercato unico e alle norme UE e — cosa che sta particolarmente a cuore all’Ucraina — avere accesso ai sistemi di difesa europei e ai trattati di difesa reciproca. L’UE, d’altra parte, metterebbe in cassaforte un Paese membro su posizioni profondamente europeiste. Il processo, però, per quanto ipoteticamente possibile, richiede una serie di riforme a livello europeo prima di essere davvero attuato.
Perché è importante?
La questione del progressivo avvicinamento dell’Ucraina all’UE è al centro delle ostilità tra Russia e Ucraina già da molto prima dell’inizio della guerra. Qualcuno ricorderà che i moti di EuroMaidan presero il via proprio a seguito della decisione dell’allora governo (filoputiniano) di interrompere il percorso di avvicinamento e di libero scambio. Gli ucraini, in questi mesi di guerra, hanno mostrato una forte volontà di adesione all’UE; l’UE, d’altra parte, ha mostrato, con parole e fatti concreti, una forte vicinanza all’Ucraina.
Detto questo, anche se più volte la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è espressa con parole di grande favore nei confronti dell’adesione di Kiev all’UE (“You belong to Europe”, ha detto più volte), il processo necessario all’ingresso dell’Ucraina è molto lungo e complesso e, come insegna l’attesa di Paesi come l’Albania, potrebbe richiedere anni. Nonostante questo, però, l’urgenza ucraina di avere garanzie di sicurezza nel caso in cui si arrivasse a un accordo con la Russia potrebbe aver dato una sterzata alla faccenda e messo il processo di adesione dell’Ucraina su un binario tutto nuovo e superveloce.
In particolare, secondo un’analisi di Politico, all’Ucraina sarebbe concesso l'“allargamento inverso”, ma non il completo accesso alle istituzioni UE. Si tratterebbe di una “UE light”: l’Ucraina potrebbe avere accesso al mercato unico e a una serie di servizi, come il roaming, ma non potrebbe esprimere un suo commissario o avere diritto di voto e veto nel Consiglio.
E adesso?
Se la proposta della Commissione prendesse corpo, sarebbe una svolta decisiva per l’UE. In primo luogo perché consentirebbe l’allargamento, oltre che all’Ucraina, anche a Paesi come l’Albania o la Bosnia-Erzegovina, il cui processo di adesione non è completo, ma potrebbe esserlo alla luce di questo nuovo processo. In secondo luogo perché metterebbe l’UE nella condizione di fare le riforme da tanto tempo attese, come quella della Politica Agricola Comune (attualmente incompatibile con l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione) o quella del voto all’unanimità.
In questo processo, però, ci sono due importanti incognite: Viktor Orbán e Donald Trump. Orbán è da sempre molto vicino a Mosca o molto freddo — per usare un eufemismo — nei confronti di UE e Ucraina. Il suo veto potrebbe rendere impossibile l’adesione inversa proposta da von der Leyen. Ma ad aprile Orbán andrà a elezioni e, in base ai sondaggi, potrebbe perdere.
Inoltre, come accennavamo, c’è la variabile Trump. Il Presidente USA, a cui Orbán è molto vicino, vuole a tutti i costi una fine pronta e veloce di questa guerra. Per cui è possibile che consideri l’ingresso, per quanto limitato, dell’Ucraina nell’UE come un veicolo per ottenere una pace che tanto gli serve in ottica elezioni di medio termine. E per questo potrebbe fare pressioni su Orbán affinché rimuova il suo veto, accelerando il processo. Così, benché al suo esordio sulla scena internazionale l’idea di un'adesione di Kiev all’UE in tempi brevi fosse considerata irrealistica, ora sembra essere diventata possibile.