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Prevenire le malattie croniche come quelle cardiometaboliche potrebbe far crescere il Pil europeo dell'1,4% l'anno

Cos’è successo
Se i Paesi Ue riportassero sei fattori di rischio evitabili, tra cui obesità, fumo, sedentarietà, alimentazione scorretta, consumo dannoso di alcol e inquinamento atmosferico, ai livelli già raggiunti dai Paesi più virtuosi, il Pil europeo potrebbe crescere in media dell'1,4% l'anno tra il 2026 e il 2050, secondo modelli dell'Ocse. Nello stesso scenario la spesa sanitaria annua calerebbe del 4,6% e la forza lavoro guadagnerebbe l'equivalente di 1,5 milioni di occupati a tempo pieno. Sono numeri che si intrecciano con le tendenze demografiche del continente: quasi un europeo su tre avrà più di 65 anni nel 2050, mentre già nel 2022 mancavano circa 1,2 milioni tra medici, infermieri e ostetriche. Le malattie croniche, in particolare quelle cardiometaboliche, pesano oggi per circa l'80% del carico di malattia nei Paesi Ue e restano la principale causa di morte prematura evitabile: le sole patologie cardiovascolari colpiscono 62 milioni di persone, provocano 1,7 milioni di decessi l'anno e costano all'economia europea oltre 282 miliardi di euro, di cui 47 miliardi in produttività perduta.
È attorno a questo nodo, tenere insieme sostenibilità dei conti pubblici, innovazione e accesso alle cure, che si è svolto a Milano un confronto tra istituzioni, clinici, associazioni di pazienti ed economisti della sanità sul futuro della salute cardiometabolica in Europa, promosso dall'azienda farmaceutica Lilly in occasione dell'Annual Meeting dell'Easd, la società europea che studia il diabete. Al centro della discussione, il modo in cui prevenzione, diagnosi precoce e accesso equo alle cure possano essere trattati non solo come voci di spesa ma come leve di crescita e produttività per l'Europa.
Perché conta
- L'invecchiamento della popolazione e la carenza di personale sanitario, circa 1,2 milioni di professionisti mancanti nel 2022, insieme alla spesa per la non autosufficienza destinata a salire dall'1,7% al 2,6% del Pil Ue entro il 2070, mettono sotto pressione crescente sistemi sanitari già tesi dalla domanda di cure;
- Il carico delle malattie cardiometaboliche, con oltre il 40% degli over 65 che convive con almeno due patologie croniche, rende la prevenzione una leva non solo sanitaria ma macroeconomica, secondo i modelli Ocse citati durante l'incontro;
- L'industria farmaceutica resta uno dei settori più forti dell'export europeo, con un surplus commerciale Ue di 220 miliardi di euro nel comparto, superiore all'intero avanzo commerciale dell'Unione nel 2003, ma sta perdendo terreno nella ricerca: la quota europea di R&D farmaceutico globale è scesa dal 43% del 1990 a circa il 31% di oggi;
- Nello stesso periodo la quota Ue di sperimentazioni cliniche a sponsorizzazione commerciale è scesa dal 22 al 12%, mentre quella cinese è salita dal 5 al 18%, e l'Europa attrae solo il 7% dei capitali di rischio globali nel biotech sanitario, contro il 63% raccolto dagli Stati Uniti;
- Dai tavoli di lavoro dell'incontro è emerso che le principali barriere all'accesso tempestivo alle cure per diabete e patologie cardiometaboliche restano criteri di rimborso troppo restrittivi, svantaggio socioeconomico e ritardi nell'avvio o nell'intensificazione delle terapie;
- Sulla diagnosi precoce, i partecipanti hanno indicato come primo ostacolo la mancanza di un contatto regolare con i servizi sanitari, seguita dall'assenza di sintomi percepiti e dalla scarsità di medicina di base in alcune aree, un tema legato anche al fatto che solo 12 dei 27 Stati Ue hanno oggi target condivisi sul diabete di tipo 2.
Adesso
- La Commissione europea lancerà nei prossimi giorni una settimana europea di screening per malattie cardiovascolari, obesità e diabete, estendendo i test anche all'infanzia per patologie come il diabete di tipo 1 e l'ipercolesterolemia familiare, secondo quanto annunciato durante l'incontro dalla presidente dell'European Diabetes Forum Chantal Mathieu;
- Sul fronte della prevenzione, i partecipanti hanno indicato di voler abbassare l'età dello screening metabolico di base, glicemia, colesterolo LDL, peso e pressione, portandola a partire dai 35 anni, contro chi propone di iniziare più tardi;
- Per trasformare le diagnosi precoci in cure effettive, la priorità indicata è costruire percorsi finanziati e affidati a un responsabile individuato, dato che una parte maggioritaria dei partecipanti ha giudicato inutile fissare obiettivi senza un percorso di presa in carico finanziato a valle;
- Resta aperta la partita più ampia della competitività industriale europea nel settore, richiamata anche dal rapporto Draghi: se ricerca, sperimentazioni cliniche e capitali continueranno a spostarsi verso Stati Uniti e Cina, l'Europa rischia un accesso più tardivo alle terapie innovative e una maggiore dipendenza tecnologica in una futura crisi sanitaria;
- Resta da sciogliere anche il nodo di governance tra Stati nazionali e istituzioni Ue su chi debba farsi carico dei costi di prevenzione a fronte di benefici di bilancio che si materializzano solo in cicli di spesa successivi, tema al centro del confronto tra i tavoli di lavoro sul ruolo dei ministeri delle Finanze.