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120 esperti da 22 Paesi definiscono l'agenda Ue su prevenzione, accesso alle cure e lotta alle malattie cardiometaboliche

Cos’è successo
Prevenzione inserita nei percorsi di cura, diagnosi precoce collegata a percorsi finanziati e cure primarie rafforzate: sono le priorità emerse dai tavoli di lavoro di Milano sul futuro della salute cardiometabolica in Europa. Al confronto del 29 settembre hanno partecipato circa 120 tra decisori politici, rappresentanti istituzionali, clinici, associazioni di pazienti, economisti sanitari, payer, esperti di valutazione delle tecnologie sanitarie e giornalisti di 22 Paesi europei.
Il punto di partenza condiviso, secondo i risultati diffusi nel Policy Paper basato sul confronto tra esperti a Milano, è che all'Europa non mancano né il progresso scientifico né la consapevolezza della dimensione del problema. La difficoltà sta nel tradurre quelle conoscenze in sistemi sanitari capaci di intervenire prima, indirizzare i pazienti verso i percorsi giusti e garantire continuità di cura nel tempo. L'incontro è stato promosso dall'azienda farmaceutica Lilly in occasione dell'Annual Meeting dell'Associazione europea per lo studio del diabete (Easd) e ha indicato come prossimo passo l'attuazione concreta più che la definizione del problema.
Perché conta
- Il costo dell'inazione è alto. Se i Paesi Ue riportassero sei fattori di rischio evitabili, tra cui obesità, fumo, sedentarietà, alimentazione scorretta, consumo dannoso di alcol e inquinamento atmosferico, ai livelli già raggiunti dai Paesi più virtuosi, il Pil europeo potrebbe crescere in media dell'1,4% l'anno tra il 2026 e il 2050, secondo modelli dell'Ocse citati durante l'incontro. Nello stesso scenario la spesa sanitaria annua calerebbe del 4,6% e la forza lavoro guadagnerebbe l'equivalente di 1,5 milioni di occupati a tempo pieno;
- La prevenzione non può restare una raccolta di iniziative isolate: per dare risultati va integrata nei percorsi di cura, affidata a un responsabile chiaro e valutata su un orizzonte coerente con la natura cronica delle malattie cardiometaboliche. Pesa la tensione tra il lungo periodo in cui la prevenzione crea valore e i cicli di bilancio più brevi, da cui la richiesta di finanziamenti più sostenibili e di distinguere il valore di lungo termine dall'impatto immediato sui conti;
- Sulla diagnosi precoce è emersa una delle convergenze più nette: individuare il rischio ha senso solo se un esito positivo porta a un percorso definito e adeguatamente finanziato. Rilevazione e presa in carico vanno quindi trattate come un'unica decisione, con il ruolo centrale delle cure primarie, soprattutto per chi sta bene, ha pochi contatti con i servizi o vive in aree con meno medici di base;
- L'accesso non si misura solo dalla disponibilità formale di una terapia. Le barriere possono comparire in più punti: criteri di idoneità e rimborso, capacità dei servizi locali, ritardi nell'avvio o nell'intensificazione delle cure, svantaggio socioeconomico, discontinuità tra setting assistenziali. Pur senza accordo su dove sia il collo di bottiglia principale, i partecipanti hanno convenuto di valutarlo in base a ciò che accade ai pazienti.
Adesso
- Resta da definire il ruolo dell'Europa. Erogazione delle cure, prezzi e rimborsi sono in larga parte competenze nazionali; per l'Ue è emerso un compito abbastanza chiaro di indirizzo comune, indicatori comparabili e benchmark per misurare i progressi sugli esiti, mentre c'è meno intesa su quanto debba spingersi nella progettazione e nell'attuazione dell'assistenza;
- Sul piano dei sistemi sanitari le priorità indicate sono collegare la diagnosi precoce a percorsi finanziati, rafforzare le cure primarie e definire responsabilità più chiare lungo tutto il percorso del paziente;
- Sul piano delle politiche pubbliche, i partecipanti hanno chiesto di sostenere la prevenzione nel lungo periodo, migliorare i dati per misurare gli esiti e pensare strategie che raggiungano chi oggi rischia più facilmente di restare escluso;
- Il documento non indica scadenze né impegni vincolanti: la traduzione in misure concrete dipenderà dai singoli Paesi e dalle istituzioni europee.