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Petrolio venezuelano, Washington riapre il mercato: Eni tra le major autorizzate
Cosa è successo?
Gli Stati Uniti hanno concesso licenze generali a cinque grandi compagnie petrolifere: tra cui l’italiana Eni, oltre a BP, Chevron, Repsol e Shell, per tornare a operare in Venezuela.
La decisione arriva poco più di un mese dopo la caduta di Nicolás Maduro e l’ascesa alla presidenza di Delcy Rodríguez. Le nuove licenze consentono alle società di riavviare transazioni internazionali con la compagnia statale venezuelana PdVsa e di stipulare nuovi contratti per investimenti in petrolio e gas, purché i pagamenti transitino attraverso canali controllati dal Tesoro americano.
In sostanza, Washington ha allentato le sanzioni sul settore petrolifero venezuelano, riaprendo formalmente il mercato alle major occidentali.
Perché è importante?
Il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere al mondo (oltre 300 miliardi di barili). La riapertura del mercato significa rimettere in circolo una quantità potenzialmente enorme di greggio.
Per Eni, la mossa rappresenta un ritorno operativo in un Paese strategico, con la possibilità di recuperare crediti e rafforzare la propria presenza upstream in America Latina.
Per gli Stati Uniti, la scelta è ancora più significativa: Washington non solo consente la ripresa delle attività, ma mantiene un controllo diretto sulle vendite e sui flussi finanziari del petrolio venezuelano. È una riapertura condizionata, che combina alleggerimento delle sanzioni e supervisione politica.
E adesso?
Molto dipenderà dalla velocità con cui le compagnie riusciranno a riattivare la produzione e l’export. Le dimensioni operative sono ancora in valutazione, ma i mercati hanno già reagito positivamente (in particolare sul titolo Chevron).