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Petrolio, dazi e pressione USA: perché il Messico fa un passo indietro su Cuba
Cosa è successo?
Il Messico ha annullato una spedizione di petrolio verso Cuba. La presidente Claudia Sheinbaum ha definito la scelta una decisione sovrana, negando pressioni esterne. Tuttavia, la mossa arriva in un contesto di forti tensioni con gli Stati Uniti di Donald Trump, che hanno recentemente evocato attacchi militari unilaterali contro i cartelli della droga in Messico, proprio mentre è in corso la rinegoziazione dell’accordo di libero scambio USMCA.
Nel frattempo, la Cina è intervenuta a sostegno dell’Avana: il portavoce Guo Jiakun ha condannato ogni azione ostile contro Cuba, invitando Washington a revocare blocco e sanzioni e promettendo supporto e assistenza. La decisione messicana colpisce un’isola già in piena crisi energetica, aggravata dal venir meno delle forniture venezuelane e da blackout sempre più diffusi.
Perché è importante?
La sospensione del petrolio messicano a Cuba arriva dopo un salto di qualità nella pressione statunitense. Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che introduce dazi contro qualsiasi paese fornisca petrolio a Cuba, trasformando l’embargo in uno strumento di punizione indiretta verso terzi.
Dopo la presa di Maduro in Venezuela e il blocco del greggio venezuelano verso l’Avana, Washington sta chiaramente chiudendo tutte le alternative energetiche dell’isola.
Allo stesso tempo, l’intervento cinese indica che Cuba resta un terreno di competizione strategica: ogni stretta statunitense apre spazi a Pechino per presentarsi come garante politico ed economico alternativo a Washington.
E adesso?
Nel breve periodo, Cuba rischia un aggravamento della crisi energetica, dove attualmente il fabbisogno di petrolio del Paese è soddisfatto solo al 45%, provocando blackout e impatti diretti sulla popolazione, se le forniture messicane non riprenderanno o non verranno sostituite.
Per il Messico, la partita è più ampia: evitare ritorsioni statunitensi mentre si negozia l’USMCA e si fronteggiano le minacce Usa sui cartelli della droga. La linea sarà probabilmente quella dell’ambiguità: ridurre l’esposizione su Cuba senza una rottura politica esplicita.