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Perchè l’UE non ha risposto alla richiesta di aiuto di Trump per lo stretto di Hormuz
Cosa è successo
Nelle ultime ore i rapporti tra Stati Uniti e UE si sono fatti più tesi di quanto già non fossero a motivo del fatto che il presidente Trump ha chiesto agli Stati europei di intervenire per mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz e consentirne la riapertura. Dal momento che però lo stretto è sotto il controllo dell’Iran, che ne ha stabilito la chiusura, di fatto, quel che ha chiesto Trump agli Stati europei è stato di entrare in guerra al fianco di USA e Israele.
Una ipotesi a cui i Paesi europei hanno risposto con un secco no, sia a livello di istituzioni UE (con il consiglio degli esteri delle ultime ore) sia a livello di singoli stati. Anche i paesi che nelle prime ore della guerra si erano mostrati più disponibili a fornire aiuto logistico all’operazione americana (come il Regno Unito) o a soccorrere i paesi del golfo (come la Francia) o che tradizionalmente si mostrano vicini agli USA di Trump (come l’Italia o, ad altre latitudini, il Giappone) hanno declinato l’offerta.
La cosa a questo punto è interessante sia per le sue cause sia per le sue possibili conseguenze.
Perché è importante
Dal punto di vista delle cause, il New York Times ha pubblicato un ampio articolo in cui le mette in fila le principali:
- Gli USA non hanno né consultato né avvertito i Paesei europei primadi avviare la guerra, le cui ragioni, per altro, non sono ancora state rese note.
- In assenza di spiegazioni che giustifichino l’azione USA come un atto difensivo, questo conflitto non rientra nelle fattispecie coperte dall’ombrello NATO che è un alleanza difensiva e offensiva.
- I Paesi europei sono convinti che un intervento militare nello stretto di Hormuz non funzionerebbe, dal momento che l’asimmetria delle forze in campo, in questo caso, è favorevole all’Iran
- Gli europei temono che l’intervento UE potrebbe prolungare la guerra, cosa che vogliono evitare così da riportare equilibrio sui mercati energetici. Per questo, anche se non interverranno militarmente, potrebbero farlo diplomaticamente.
E adesso?
Per quel che riguarda le conseguenze, queste sono in capo al Presidente Trump e a quello che deciderà nelle prossime settimane.
- Potrebbe uscire dalla NATO? Sì, l’ipotesi è possibile, ma va detto che dopo la crisi Groenlandia, la stabilità dell’alleanza è così precaria che, a questo punto, la differenza sarebbe poca: già oggi gli europei non fanno nessun affidamento sul loro principale alleato
- Potrebbe rifarsi sull’UE riducendo le forniture di GNL? Ipoteticamente sì, anche se questo potrebbe costituire un danno economico di rilievo per gli USA.
- Potrebbe ridurre gli armamenti per l’Ucraina? Ipoteticamente sì, ma questi si sono già ridotti considerevolmente, sia perché Trump ha smesso di inviarli a titolo gratuito (come faceva Biden) sia perché la guerra in Iran ha dirottato nel golfo molte delle munizioni previste per l’Ucraina.