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Perché l’Iran sta trattando con gli USA?

3 min di lettura

Cosa è successo?

Sono giorni di grande tensione diplomatica tra USA e Iran. Nel dettaglio, i due Paesi, che hanno rapporti pessimi da anni, e soprattutto dal 2018, da quando cioè la prima amministrazione Trump ha interrotto, unilateralmente, l’accordo stipulato tra il regime e l’amministrazione Obama ​​JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action). L’accodo ​​JCPOA prevedeva che l’Iran interrompesse il suo programma nucleare militare, proseguendo invece quello civile. Secondo il successore di Obama, Trump, l’Iran aveva violato questo accordo e proseguito, segretamente, il suo programma di arricchimento dell’uranio a scopo militare. Di qui la rottura unilaterale e la frattura diplomatica (che l’amministrazione Biden non ha mai tentato di ricucire). Negli ultimi mesi, come noto, le cose sono peggiorate: prima con gli attacchi USA all’Iran nel corso della Guerra dei 12 giorni, poi con l’imposizione di nuove e pesantissime sanzioni che hanno portato all’impoverimento ulteriore del Paese e alle proteste di piazza delle scorse settimane.

Nelle ultime settimane si sono aperte nuove trattative sul cui piatto ci sono tre punti:

  1. La riduzione delle sanzioni USA
  2. La fine completa di ogni programma nucleare dell’Iran (anche civile)
  3. La fine completa di ogni programma missilistico dell’Iran

Perché è importante?

  • Perché il regime di Teheran, in questa fase molto debole (è stato umiliato dagli attacchi di giugno, e le proteste delle scorse settimane sono state tra le più radicate degli ultimi anni) appare disposto a trattare con gli USA in cambio della propria sopravvivenza
  • Perché non è chiaro, invece, per quali ragioni Trump stia trattando: o meglio, sì, è chiarissima la volontà USA di interrompere i progetti nucleari iraniani. Ma non è chiaro quali questi siano (l’Iran ne nega l’esistenza; gli USA sostengono di averli annientati con gli attacchi di giugno).
  • Perché non sono chiare le eventuali conseguenze di un mancato accordo: secondo gli esperti, se gli USA, insoddisfatti dai colloqui, decidessero di attaccare l’Iran (cosa non da escludere dato il dispiegamento di forze nei pressi dell’Iran), le conseguenze non sarebbero quelle della fine del regime e della sua sostituzione con un sistema democratico. Al contrario, si teme che la zona- delicatissima- diventerebbe instabile e frammentata in conflitti locali, guidati da singoli gruppi, presumibilmente molto ben armati. Un'ipotesi, questa, che metterebbe a repentaglio anche la sicurezza di Israele e dei Paesi del golfo amici degli USA.
  • Perché un’eventuale decisione USA di attaccare l’Iran potrebbe avere importanti conseguenze sulla base MAGA del Presidente, che è da sempre su posizioni molto isolazioniste
  • Perché nonostante nei giorni delle proteste, Trump si fosse rivolto ai manifestanti con un post nel quale diceva ‘gli aiuti stanno arrivando!’ in realtà la faccenda dei diritti umani e civili non compare in nessun modo nella mediazione tra Iran e USA.

E adesso?

Donald Trump ha detto che tra dieci o quindici giorni deciderà circa un eventuale attacco armato all’Iran. Al momento le trattative sono in stallo perché l’Iran, che pure si è mostrato disponibile a rinunciare al suo programma nucleare, non sembra intenzionato a rinunciare al suo programma missilistico che ritiene essenziale per la sua sicurezza.

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