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Perché i Dem dovrebbero andarci piano con l'ottimismo
I sondaggi resi noti nelle ultime settimane mostrano un chiaro vantaggio del partito democratico rispetto a quello repubblicano rispetto alle elezioni di medio termine del prossimo novembre. Nonostante questo, per i democratici americani sarebbe consigliabile una certa cautela nei confronti dei numeri che circolano in queste settimane.
Questo perché
- Il sistema elettorale americano è puramente maggioritario (first past the post) quindi non è importante quanti voti si prendano in più del proprio avversario; è sufficiente prenderne uno in più
- Il sistema elettorale americano si basa sul conto dei seggi. E, in questa fase, di grande polarizzazione, i seggi che potrebbero cambiare ‘colore’ sono all’incirca una dozzina. Quindi, indipendentemente dal vantaggio che i sondaggi attribuiscono al partito democratico su base nazionale, è essenziale che questo vantaggio si concentri nei distretti utili a guadagnare un seggio, in caso contrario sarebbe inutile e ridondante.
- Il gerrymandering potrebbe ridurre il numero di distretti contendibili.
A questo poi si aggiungono alcuni elementi tipici della politica americana di questi anni.
In particolare
- L’affievolirsi del legame tra elettori e partiti. Negli ultimi anni, infatti, gli iscritti tanto al partito democratico quanto a quello repubblicano sono drasticamente calati. Mentre sono cresciuti gli iscritti alle liste elettorali degli indipendenti. Questo è indice del fatto che, in parallelo alla forte polarizzazione in corso nel Paese, sia in corso un fenomeno uguale e contrario di disaffezione ai partiti. Questo rende, per certi aspetti i risultati elettorali meno prevedibili. E soprattutto meno solidi. Così aree solidamente democratiche potrebbero eleggere un repubblicano, e aree solidamente repubblicane, un democratico.
- Il rafforzarsi del legame tra risultati economici e voto. Quest’ultimo, negli anni, si è fatto particolarmente forte rispetto ad altri elementi come il genere o l’appartenenza etnica. La presidenza Biden, per esempio, è stata in gran parte giudicata rispetto all’inflazione, che si era mangiata buona parte dei suoi pur molto buoni risultati economici. La seconda elezione di Trump, allo stesso modo, è stata resa possibile, dall’insoddisfazione degli elettori rispetto ai risultati economici di Biden, resi di fatto invisibili, proprio dalla crescita dell’inflazione.
- Il partito democratico ha storicamente sempre sottovalutato Donald Trump e la sua capacità di toccare corde molto profonde nell’animo degli elettori.
- Il partito democratico è straordinariamente impopolare (meno del 30% degli elettori lo ritiene affidabile) per questo è possibile che il suo successo nei sondaggi, in questa fase, sia da attribuire più all’insoddisfazione verso Donald Trump o alla popolarità di singoli candidati che non alla credibilità del partito. Se così fosse sarebbe una base decisamente poco solida su cui costruire un successo elettorale.
Alla luce di tutto questo, dunque, è verosimile che i democratici riescano a espugnare il Congresso. Ma sarebbe un errore darlo per scontato. In primo luogo perché alle elezioni manca quasi un anno, e molte cose possono succedere da qui a novembre; in secondo luogo perché Donald Trump ha dimostrato di avere al suo arco molte più frecce di quante i democratici sappiano prevederne; in terzo luogo perché il risultato di queste elezioni sarà deciso soprattutto dai risultati economici e in termini di costo della vita da qui a novembre.