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Per SpaceX la più grande IPO di sempre, 1,77 trilioni di dollari sulla scommessa AI di Musk

Cos’è successo
SpaceX ha fissato il prezzo della più grande IPO di sempre: 555,6 milioni di azioni a 135 dollari, 75 miliardi raccolti — fino a 86 se le banche eserciteranno l'opzione su altre azioni — per una valutazione di $1,77 trilioni. Debutta oggi sul Nasdaq con la sigla SPCX, ed è già settima azienda americana per capitalizzazione prima ancora di scambiare un titolo. Elon Musk, sulla carta, diventa il primo trilionario della storia.
Prezzo che però è una riscrittura a gonfiare; non i razzi. In sei mesi SpaceX si è ridisegnata: da azienda di satelliti a infrastruttura per l'intelligenza artificiale — e per giunta in perdita di quasi 5 miliardi nell'ultimo anno, con ricavi pari a una frazione di quelli dei colossi che valgono quanto lei. Tra Anthropic e OpenAI.
Perché conta
A 135 dollari non si comprano i fondamentali — l'azienda perde, ha bruciato una tredicina di miliardi dal 2023, e viene pagata cento volte i ricavi di un anno. Si compra una scommessa: lo spazio come infrastruttura per l'intelligenza artificiale, integrata verticalmente, più il premio su Musk — quello che da solo regge il trilione e passa di Tesla.
- La scommessa verticale prova a tenere insieme tre pezzi. L'hardware (razzi, energia, i chip che Musk vorrebbe fabbricarsi in casa con la Terafab); i modelli, con un nuovo Grok in addestramento sui supercomputer Colossus 2; e in mezzo il business neocloud, cioè l'affitto di capacità di calcolo ad altri laboratori, da Anthropic a Google. È proprio quest'ultimo a fare cassa adesso, e a giustificare una corsa infrastrutturale che l'uso ancora tiepido di Grok, da solo, non reggerebbe. Curioso per una copertura forse temporanea; sicuramente non il cuore della visione;
- E la visione va oltre SpaceX. Che accostiamo ad Anthropic e OpenAI perché il mercato le valuta tutte e tre sullo stesso esplicito obiettivo, quello dell'AGI; ma SpaceX ha un braccio che agli altri manca, quello fisico — razzi ed energia oggi, e domani, con ogni probabilità, Tesla, che con i robot umanoidi Optimus ne diventerebbe la fabbrica. La Muskonomy, l'orbita di aziende attorno a Musk, venduta come un'unica scommessa sull'intelligenza: razzi, auto e chatbot come fossero una cosa sola;
- E — come sempre con Musk — tutto regge sulla fede più che sui conti iniziali. Lo conferma la struttura del collocamento: due classi di azioni — le A in borsa, le B a voto plurimo in mano a Musk, che così controlla l'84% dei voti e non può essere rimosso da nessuno — e un prezzo "prendere o lasciare", senza trattativa. Gli scettici (che ci sono e sono pesanti) vedono solo la fetta a basso margine e i conti che non tornano; chi compra abbraccia tutta la visione, fino a quel mercato da 28,5 trilioni che SpaceX si attribuisce — "il più grande della storia umana". L'IPO non scioglie il dubbio — scientemente. Anzi, lo mette in vetrina.
Adesso
- Il primo verdetto è oggi. Il titolo non scambierà prima di metà giornata, quando l'incrocio tra ordini di acquisto e di vendita troverà un prezzo, e le banche dovranno reggere volumi record senza il crac tecnico che rovinò il debutto di Meta (allora Facebook) nel 2012. Basterà salire verso i 140 dollari perché Musk sia un trilionario vero, scorporate pure le azioni legate a Marte; di scossoni, nei prossimi mesi, ne arriveranno parecchi;
- Poi c'è la tenuta del sistema. SpaceX è la prova generale di Anthropic e OpenAI, e misura quanta fame pubblica esista per la sbornia AI ora che il capitale migra dal privato alla borsa. La macchina, intanto, si autoalimenta: l'ingresso accelerato nel Nasdaq 100, in un mese invece di un anno, costringerà i fondi passivi a comprare il titolo, drenando capitali dagli altri colossi tech. Una rotazione che premia il nuovo arrivato e svuota un po' i vicini;
- Resta da capire cosa si avvererà di tutto questo. I segnali e le intenzioni sono concreti: un Grok di nuovo competitivo, l'acquisizione di Cursor, i chip di Terafab, la saldatura con Tesla. Ma, al momento, xAI è una pedina dentro SpaceX che sta scivolando sempre più indietro (di fronte alla costante, fulminea accelerazione di Anthropic e OpenAI). Finché la frontiera resta una promessa e i ricavi veri arrivano dall'affitto di calcolo ad altri, SpaceX somiglia più a un fornitore di infrastruttura che a un padrone dell'intelligenza — e l'infrastruttura, in borsa, si paga assai meno di un sogno. Le tempistiche di Musk, si sa, sono quelle di chi rende possibile l'impossibile; solo in ritardo. Ma stavolta il tempo stringe, e non è dalla sua parte.