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Per la prima volta la Cina blocca un'acquisizione già completata: nel mirino il deal Meta-Manus da 2 mld

Cosa è successo
La National Development and Reform Commission (NDRC), il pianificatore economico di Stato cinese, ha ordinato a Meta di smontare l'acquisizione di Manus — la startup di agenti AI fondata in Cina e poi trasferita a Singapore — chiusa a dicembre scorso per circa 2 miliardi di dollari.
La motivazione ufficiale è la sicurezza nazionale: le tecnologie chiave di Manus sono state sviluppate in Cina, le entità affiliate cinesi (Beijing Red Butterfly Technology e Beijing Butterfly Effect Technology) restano operative, dunque — sostiene Pechino — la separazione legale non si sarebbe mai completata sul piano sostanziale.
- È la prima volta che il governo cinese usa pubblicamente un meccanismo di revisione degli investimenti stranieri vecchio di 15 anni per bloccare un'acquisizione già completata, e la prima volta che lo fa contro un'azienda — Meta — che non ha praticamente alcuna operazione commerciale diretta in Cina. Meta risponde che il deal era pienamente legale e che "anticipa una risoluzione appropriata"; Manus non ha commentato.
- Il deal si era comunque già consumato: i dipendenti di Manus lavorano negli uffici Meta a Singapore, il codice è stato integrato nei sistemi dell'azienda, e gli investitori — Tencent, ZhenFund, HongShan — hanno già ricevuto i propri proventi. I due co-fondatori, Xiao Hong e Ji Yichao, sono stati convocati a Pechino a marzo e posti sotto divieto di espatrio.
Perché è importante
Decine di startup cinesi AI hanno percorso la stessa strada negli ultimi anni: chiudere gli uffici in Cina, trasferire il team a Singapore, ricostituirsi come entità straniera, raccogliere capitale americano. Il termine che circola nelle note legali è "Singapore washing" — usare Singapore come schermo giuridico per operare fuori dalla duplice morsa della regolamentazione cinese e delle restrizioni americane agli investimenti in tech cinese. Manus lo aveva fatto nel luglio 2025, quattro mesi dopo il lancio, sull'onda del round da 75 milioni guidato da Benchmark Capital.
- L'NDRC ha appena detto che lo schermo non funziona — o quantomeno non in modo automatico. Ciò che conta, nella nuova logica regolamentare, non è dove l'azienda è incorporata, bensì dove è stata sviluppata la tecnologia, dove risiedono i fondatori, dove operano le entità affiliate, come sono stati strutturati i trasferimenti di dati e IP. In settori sensibili, insomma, un'acquisizione può essere esaminata non solo come operazione di M&A ma come trasferimento di tecnologia strategica, e la nazionalità dell'entità legale conta meno della nazionalità del know-how. Questa settimana Bloomberg ha già riportato che l'NDRC e altri enti hanno avvertito Moonshot AI, StepFun e ByteDance di non accettare capitale americano senza approvazione preventiva. Pechino vuole la globalizzazione delle proprie aziende AI, ma vuole controllarne i termini — chi finanzia, a chi va la tecnologia e chi accede ai dati.
- L'ordine è però probabilmente difficile da applicare nella sostanza, come si diceva, poiché il codice è già in casa Meta, il denaro nelle tasche degli investitori e il team integrato. Una fonte anonima citata dal Financial Times ha detto che, per quanto la mossa porti con sé una forte intenzione di bloccare i deal analoghi futuri, smontare un'acquisizione già chiusa rimane complesso nella realtà, e le leve concrete di Pechino su Meta limitate. Ci sono i fondatori bloccati in Cina e la possibile minaccia di sanzioni sulle attività cinesi, soprattutto — il mercato pubblicitario cinese vale circa il 10% dei ricavi totali del gruppo. Non poco, ma non abbastanza per un ribaltone vero e proprio. La mossa è soprattutto un segnale: l'AI è diventata una risorsa strategica di Stato al pari (se non più) dei semiconduttori, e le startup che vogliono internazionalizzarsi non possono più contare su un “banale” cambio di indirizzo per farlo liberamente.
E adesso?
- Il summit Trump-Xi di metà maggio si avvicina, e la Cina porta questo dossier al tavolo. Come Meta risponderà all'ordine, e come l'NDRC potrebbe concretamente forzare lo smontaggio, rimane aperto. Quello che è chiuso è lo schema del "Singapore washing" per le aziende AI cinesi; chi vuole raccogliere capitale straniero in settori sensibili dovrà d'ora in poi ottenere un via libera preventivo da Pechino… o rinunciare. Per i fondatori cinesi che stavano cercando di giocare su entrambi i tavoli, la partita è diventata molto più ardua.