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Patto del Mediterraneo, audizione alla Camera su università e cooperazione
Cosa è successo?
Oggi alla Camera dei Deputati si è svolta un’audizione dedicata al Patto del Mediterraneo, l’iniziativa con cui l’Unione Europea, insieme anche all’Italia, intende rilanciare le relazioni con i Paesi della sponda sud e orientale del Mediterraneo. Il Patto si fonda su alcuni pilastri strategici:
- sviluppo economico e occupazione;
- istruzione e formazione;
- cooperazione scientifica e tecnologica;
- transizione energetica:
- gestione dei flussi migratori:
- sicurezza e stabilità regionale.
Durante l’audizione è intervenuto il professor Giovanni Ceretti, vicepresidente di UNIMED, rete che riunisce circa 185 università e centri di ricerca in 25 Paesi dell’area euro-mediterranea, del Medio Oriente, dell’Africa subsahariana e dei Balcani occidentali.
Perché è importante?
Nel suo intervento, il professor Ceretti ha definito il Patto del Mediterraneo un passaggio positivo, perché per la prima volta l’Unione Europea riconosce la necessità di una strategia organica verso il Mediterraneo e il vicinato sud. Secondo Ceretti, il valore principale del Patto è l’aver individuato istruzione, persone e formazione come leve centrali per la stabilità e lo sviluppo dell’area.
Ma, ha avvertito Ceretti, il Patto rischia di fermarsi alle intenzioni. Così com’è, potrebbe restare una cornice generale, con risorse frammentate e progetti isolati, come è già successo in passato. Un modello che produce risultati nel breve periodo, ma che non costruisce relazioni durature tra le due sponde del Mediterraneo.
Per questo UNIMED propone di contribuire al Patto spostando l’attenzione dalla cooperazione episodica a partnership accademiche stabili e paritarie. Ceretti ha indicato come priorità la creazione di alleanze universitarie euro-mediterranee, lo sviluppo di campus mediterranei all’interno di atenei esistenti, e il rafforzamento di lauree congiunte e doppi titoli. UNIMED si è, inoltre, detta disponibile a svolgere un ruolo di coordinamento e segretariato, mettendo a disposizione l’esperienza maturata come principale rete universitaria del Mediterraneo.
E adesso?
UNIMED spinge perché si parta subito da ciò che è realistico. Non una nuova università euro-mediterranea da costruire da zero, ma campus mediterranei all’interno di atenei già esistenti, sia al nord sia al sud. Non nuovi bandi frammentati, ma alleanze universitarie stabili, su cui le università siano disposte a investire nel tempo.
Sul tavolo c’è anche l’idea di un segretariato dedicato che coordini le iniziative del Patto e faciliti il dialogo tra università, Commissione europea e Paesi partner. UNIMED si candida a contribuire a questo lavoro, forte di una rete già operativa e di progetti attivi in contesti complessi.