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OpenAI verso un’unica “superapp”. La risposta ad Anthropic passa dal prodotto

3 min di lettura

Cosa è successo

OpenAI è in procinto di lanciare una “superapp” desktop che unifica ChatGPT, il tool di coding Codex e il browser Atlas in un unico ambiente. La mossa è il primo risultato concreto del pivot annunciato da Fidji Simo, CEO of Applications, che nelle scorse settimane aveva detto ai dipendenti che l'azienda non poteva permettersi di disperdere energie su "side quest" mentre Anthropic guadagnava terreno nell'enterprise. Simo si occuperà di sales e marketing del nuovo prodotto; Greg Brockman, presidente di OpenAI, seguirà il lato prodotto. L'app mobile di ChatGPT rimarrà invariata.

Perché è importante

Al netto del pepe che indubbiamente Anthropic ha messo ad OpenAI, la frammentazione dei prodotti era un problema reale. L’azienda aveva costruito nell'arco degli ultimi due anni una costellazione di prodotti standalone — Sora, Atlas, Codex, ChatGPT — che si parlavano poco e male (tre UX da gestire), appesantivano la struttura organizzativa (tre team di ingegneri) e diluivano il focus.
Anche per un’esperta come Simo, la cui esperienza in Instacart le ha insegnato bene cosa vuol dire guidare un’organizzazione con prodotti consumer su scala, gestire questa complessità nei dieci mesi in cui è stata prelevata e sparata in cima alla catena alimentare non era certo compito semplice. La coperta è corta anche per una realtà come OpenAI.

E quand'anche avesse funzionato operativamente, la scelta era illogica. In questo stadio di naturale convergenza verso un sistema di AI generale, gestire un’unica superficie è una mossa sensata — soprattutto nell’ottica della produttività. Poter rimbalzare fluidamente e nativamente tra web, chat e agente programmatore è una leva potenzialmente non indifferente.

Lo sottolinea la stessa Simo nel suo post su X a commento della news: "Quando le nuove scommesse iniziano a funzionare come stiamo vedendo con Codex”, dice, “è fondamentale rincarare la dose ed evitare le distrazioni". Codex — il tool di coding — è il perno. La superapp gli costruisce intorno un ecosistema: prima si aggiungono capacità agentiche oltre il coding (produttività, analisi dati), poi si fondono ChatGPT e Atlas nell'app unificata. Non è un'applicazione nuova; è ChatGPT che assorbe tutto il resto.

E adesso?

All’orizzonte, per OpenAI, c’è l’IPO. Oltre agli sviluppatori, dunque, OpenAI ha un’audience di investitori da convincere che non sta perdendosi lungo la strada, e che anzi è pienamente al timone di tutto il gigantesco carrozzone (o corazzata, che dir si voglia) AI.

E poi c’è la concorrenza, agguerrita: Anthropic, sicuramente, ma anche la “alleata” Microsoft, nella sua ristrutturazione di cui abbiamo parlato questa settimana, è fortemente intenzionata ad affrancarsi quanto più possibile, costruendo strumenti e framework analoghi. La qualità nel loro caso è tutta da verificare, ma l’intenzione di competere è esplicita. Senza dimenticarsi Google e, più sullo sfondo, anche Meta e xAI.

Una superapp che contiene tutto il necessario — e con l’aggiunta di capacità agentiche in grado di interagire col computer dell’utente in modo diretto — potrebbe riuscire ad accontentare tutto il variegato bacino di utenti come soluzione one-stop-shop. Almeno per un po’: bundling e unbundling, come legge, sembra non morire mai.

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