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OpenAI rimanda l'esordio in Borsa per inseguire la valutazione da 1000 mld di dollari

Cos’è successo
Stando a un report del New York Times, OpenAI è orientata a rimandare l'Offerta pubblica iniziale (Ipo) dal quarto trimestre di quest'anno al 2027. Il motivo non è che non possa quotarsi: il Ceo Sam Altman vuole una valutazione da 1.000 miliardi — dai circa 850 miliardi stimati adesso — e, dopo il debutto fiacco di SpaceX e settimane di mercati tech nervosi, i consulenti gli hanno messo davanti la scelta tra aspettare il 2027 per quella cifra o tagliarla e quotarsi subito. Tagliarla, ha risposto, è fuori discussione.
La sola voce ha mosso due continenti. SoftBank, primo finanziatore di OpenAI con circa 65 miliardi, ha perso il 13% (il calo peggiore da agosto 2024) trascinando giù il Nikkei; in Corea i blocchi automatici sulla transazioni (i cosiddetti circuit breaker) hanno fermato un Kospi (indice di borsa della Corea del Sud) arrivato a cedere il 9%. E al meeting annuale Masayoshi Son ha dato del "blasfemo" a chi nomina la bolla: "è solo l'inizio", ha detto.
Perché conta
La lettura facile — la bolla che scoppia, OpenAI incapace di quotarsi, il contagio asiatico — sbaglia due volte. OpenAI rimanda per tenere il prezzo che vuole, mentre la reazione dei mercati risponde alla nota fragilità della finanza che si è costruita sopra all’AI.
- Primo: OpenAI sta aspettando il momento giusto per il prezzo che vuole. Davanti all'alternativa tra il trilione nel 2027 e una cifra più bassa subito, Altman ha tenuto il punto. Intanto l'azienda continua a finanziarsi da privata — 122 miliardi raccolti quest'anno — fa due miliardi di ricavi al mese che conta di triplicare, e strappa a Google Noam Shazeer, uno degli inventori del transformer (la “T” in GPT). Spende enormità e non è in utile, con 600 miliardi di compute previsti fino al 2030, ma continua a crescere e ha ragionevoli aspettative di ulteriore domanda con i modelli in sviluppo;
- Secondo: la reazione misura quanto la finanza dell'AI si regga su attese, non solo numeri. La capitalizzazione di SoftBank era salita sopra quella di Toyota sull'aspettativa del windfall dell'Ipo — una valutazione pubblica appoggiata all'attesa della valutazione pubblica di una società ancora privata e in perdita, che SoftBank stessa finanzia. La quotazione avrebbe dato un prezzo trasparente al portafoglio; rimandarla toglie quel riferimento, e bastano le voci sul calendario per bruciare il 13%. La domanda di AI, alla base, è reale; è la finanza che le sta sopra a essersi fatta a leva e riflessiva — prezzi che si autoalimentano sulle aspettative;
- Questo non vuol dire che il tonfo dei chip asiatici sia colpa di OpenAI. Benché Kioxia (chipmaker giapponese) sia scesa del −12% e le coreane siano andate a sbattere sui circuit breaker, la stessa Nikkei Asia attribuisce i tonfi ai timori sui margini da prezzi della memoria, al profit-taking dopo il rialzo del giorno prima e al sell-off americano della notte. Che un mercato prenda fuoco così in fretta è, di suo, il segnale di valutazioni tese.
Adesso
- Il fare apodittico di Masayoshi Son — dare del “blasfemo” a chi parla di bolla e zittire chiunque non segua la linea — è chiaramente eccessivo, soprattutto per lo stesso uomo che tra i suoi investimenti non esattamente riusciti annovera anche WeWork. I 65 miliardi investiti, insomma, non sono una barzelletta, soprattutto in un momento di calo (titolo al minimo da un mese). È altresì vero che da una parte è lecito aspettarsi degli intoppi lungo la strada, ma con una curva che — suffragata dalla crescente domanda — rimane abbastanza chiara, sia nella direzione sia nella velocità;
- Il 2027, infatti, sembra ancora tremendamente lontano: da qui ad allora, al netto delle restrizioni correnti e future, ci attendono diversi nuovi modelli, nuove capability, e — verosimilmente — una fame di AI crescente, che potrebbero ragionevolmente portare il titolo di OpenAI anche oltre il triliardo;
- E occhio anche ad Anthropic, al momento intenzionata a rimanere nella finestra di quest’anno per quotarsi con una valutazione privata di $965 miliardi, che potrebbe rinvigorire ulteriormente gli entusiasmi — e dare un benchmark concreto, non solo una stima.