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OpenAI lancia la sua super-app per far arrivare Work e Codex a 1 miliardo di utenti che già usano ChatGPT

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OpenAI lancia la sua super-app per far arrivare Work e Codex a 1 miliardo di utenti che già usano ChatGPT

Cos’è successo

OpenAI ha reso GPT-5.6 disponibile a tutti, dopo una fase di anteprima limitata. Lo stesso GPT-5.6 alimenta ChatGPT e Codex (specializzato nella scrittura e comprensione del codice informatico, è accessibile agli sviluppatori via API, ed è anche il motore del nuovo ChatGPT Work, sistema analogo a Claude Cowork: l'utente indica un obiettivo, il sistema raccoglie il contesto dai file e dalle applicazioni in locale autorizzate, e lavora (anche per ore) fino a consegnare un documento o un artefatto utilizzabile.

Nella nuova app su Windows e Mac, ChatGPT Work si affianca a ChatGPT Codex, che è sostanzialmente la “vecchia” app standalone di Codex riportata dentro l’interfaccia madre, con Work inteso per la ricerca e le attività professionali e Codex per lo sviluppo software. Sul web e sugli smartphone, invece, Work opera nel cloud, separatamente; la precedente app ChatGPT, con le sole chat, sopravvive come “ChatGPT Classic”. La nuova versione desktop è disponibile su tutti i piani.

Perché conta

Avere Work, Codex — e anche le chat tradizionali, sia pure con un’interfaccia secondaria — dentro la stessa app è, di fatto, la concretizzazione dei piani a lungo rumoreggiati sulla “superapp”, il cui branding rimane saldamente sotto “ChatGPT”. Con Work, l'architettura nata per Codex ora regge attività lunghe anche fuori dallo sviluppo software, adatte dunque ad un’enorme quantità di lavoro white-collar (forecast, presentazioni, campagne, etc.), mentre gli sviluppatori mantengono i controlli tecnici sul loro lavoro.

  • L’evoluzione da un’app principalmente basata sulle chat ad una che mette al centro del palco i due prodotti agentici — Work e Codex — è una sorta di dichiarazione d’intenti da parte di OpenAI. In questo quadro, la famiglia di GPT-5.6, sia pure con una certa complessità, serve a permettere agli utenti di calibrare bene i livelli di intelligenza e di spesa. Tenendo conto soprattutto dell’efficienza: task complessi con il modello più intelligente, Sol, sono più costosi, ma per sviluppatori e lavoratori il fatto di giungere a destinazione usando meno token in assoluto potrebbe risultare comunque più conveniente (Sam Altman sostiene che, sui compiti agentici di coding, Sol sia il 54% più efficiente nell'uso dei token rispetto a GPT-5.5). Le tre versioni Luna, Terra e Sol si combinano infatti con cinque livelli di “sforzo di ragionamento”, selezionabili dall’utente, a cui se ne aggiunge un sesto — ”Ultra” — per i lavori più pesanti, con un vero e proprio team di agenti a prendersi in carico un compito;

  • Tutto ciò, naturalmente, è reso possibile esclusivamente dall'harness di Codex — l’insieme di strumenti che il modello può utilizzare — che gestisce i carichi dietro le quinte (sia su Work sia, chiaramente, sullo stesso Codex). Il sistema conserva il contesto lungo l'intero incarico e mette a disposizione gli strumenti entro limiti definiti, fermandosi solo sui passaggi che richiedono un'approvazione. Codex conta oltre 5 milioni di utenti settimanali, più di un milione dei quali lo adopera già per attività non tecniche; la scommessa di OpenAI è che, portando gli strumenti direttamente dentro ChatGPT, la stessa tecnologia possa raggiungere una fetta molto più grossa della platea di utenti quasi 200 volte più grande — senza chiedere a quel pubblico un terminale o altri strumenti da sviluppatore;

  • ChatGPT per chiedere e per ricercare si laurea dunque anche per le masse a strumento estremamente duttile e potente per fare. Fuori dal coding, però, informazioni e procedure sono disperse tra le applicazioni quotidiane, e dunque gli oltre 1.400 plugin saranno messi in prima linea nell’interfaccia (sia desktop sia web) per dare a ChatGPT accesso diretto alla miriade di servizi compatibili, da Slack alla G Suite a Notion, Figma, i prodotti Microsoft, e tutte le applicazioni che i service worker usano quotidianamente. E, quando l'integrazione manca, c’è comunque il browser incorporato (che riassorbe le funzioni di Atlas, dismesso) che lavora sul web. Per i più temerari, nelle app desktop può anche intervenire direttamente Computer Use, che prende momentaneamente il controllo del dispositivo, riconosce pulsanti e campi e li usa per conto dell'utente. Lavoro verso l’automatizzazione più completa, a grandi falcate.

Adesso

  • Work su desktop e sul web vanno distinti perché, ad oggi, una conversazione avviata su uno non si trasferisce sull’altro, poiché il “Work” sul web non può accedere ai file e alle applicazioni locali come l’app desktop. Non è chiaro se questa distinzione sia una scelta intenzionale destinata a durare o se si tratta solo di uno step tecnico intermedio, ma è sicuramente un punto di confusione che si aggiunge al carico non banale che verrà riversato addosso agli utenti;

  • Poi c’è da tenere in conto un aspetto di sicurezza, tradeoff intrinseco nel consentire ad un agente software di interagire autonomamente con varie superfici del computer; più rientrano nel raggio dell'agente, più ampie diventano le conseguenze di un errore. OpenAI prova a contenerle con permessi granulari e approvazioni prima delle azioni sensibili, e un registro consente poi agli amministratori di ricostruire quanto è accaduto, ma è chiaro che l’esposizione al rischio aumenti;

  • Quasi un miliardo di utenti offre a OpenAI la leva che l'app Codex, da sola, non poteva avere; ma per farne un'abitudine l'interfaccia dovrà assorbire gran parte della configurazione e scegliere dietro le quinte il modello giusto e gli strumenti adatti — in primo piano dovrebbero arrivare soltanto la spesa prevista e i passaggi che richiedono davvero il consenso dell'utente. Il nodo che resta da sciogliere riguarda principalmente il tipo di audience: se i lavoratori trarranno sicuramente beneficio dalle nuove abilità di ChatGPT, come cambieranno le cose per il consumatore medio?

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