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OpenAI e Microsoft ridisegnano (ancora) il loro patto

Cosa è successo
OpenAI e Microsoft hanno rinegoziato per la seconda volta in sei mesi il loro accordo, ridisegnando in modo sostanziale una delle partnership più importanti dell'era AI. Le modifiche principali:
- Microsoft perde l'esclusiva sulla licenza ai modelli e alla IP di OpenAI, che diventa non esclusiva fino al 2032;
- OpenAI può distribuire i propri prodotti su qualsiasi cloud provider, AWS e Google inclusi;
- Il revenue share che OpenAI versa a Microsoft — il 20% dei ricavi — continua fino al 2030 ma viene sottoposto ad un tetto massimo;
- Microsoft smette di pagare il proprio revenue share verso OpenAI;
- Microsoft mantiene una quota azionaria di circa il 27% e resta il "cloud provider primario".
La clausola AGI, che per anni aveva condizionato i diritti di entrambe le parti al momento in cui OpenAI avesse dichiarato di aver raggiunto l'intelligenza artificiale generale, è stata eliminata. Andy Jassy, CEO di Amazon, ha annunciato poche ore dopo che i modelli OpenAI arriveranno su AWS Bedrock "nelle prossime settimane".
Perché è importante
La narrativa che circola — OpenAI vince, Microsoft cede — è incompleta. La frase più interessante infatti non viene dai comunicati ufficiali, ma da una fonte anonima vicina a Microsoft citata dal Financial Times, che descrive la logica dell'accordo con sette parole — "We gave up exclusivity in return for certainty" (“Abbiamo ceduto l’esclusività in cambio di certezza”) — e poi spiega il resto: accesso garantito ai modelli di frontiera, un revenue share sicuro (benché circoscritto), e soprattutto nessun rischio che OpenAI triggeri la clausola AGI. Microsoft ha liquidato volontariamente un'architettura di controllo che era diventata più costosa da difendere che da abbandonare, portando a casa certezza legale, flusso di cassa garantito e libertà dalle turbolenze di un partner sempre più imprevedibile. Molto più un'uscita pianificata che una resa.
- La clausola AGI era un meccanismo bizzarro fin dall'origine: subordinava diritti commerciali miliardari a un concetto che l'industria continua (giocoforza) a ridefinire, e che OpenAI stessa non aveva alcun interesse a dichiarare mai — perché farlo avrebbe innescato conseguenze sui diritti di Microsoft — e che Microsoft non poteva far valere senza aprire un contenzioso devastante per entrambe. Con il nuovo accordo, OpenAI potrebbe raggiungere qualcosa che definisce AGI internamente — anche in tempi brevi — senza essere obbligata a dichiararlo pubblicamente: il vincolo scompare in entrambe le direzioni.
- L’accordo sblocca poi il rapporto con AWS, che era il nodo più urgente da sciogliere. I $50 miliardi investiti da Amazon erano in limbo perché il contratto precedente attribuiva a Microsoft l'esclusiva sulle API di OpenAI, e Microsoft stava valutando un'azione legale. Con l'esclusiva rimossa, Frontier — il prodotto agentico che sarà distribuito da terze parti in esclusiva su AWS — può muoversi senza un contenzioso sopra la testa.
E adesso?
- Le imprese su AWS e Google Cloud possono adesso integrare i prodotti OpenAI senza passare da Azure — il cambiamento più immediato e concreto. Microsoft, che nel frattempo ha stretto la propria relazione con Anthropic e sviluppa modelli interni, esce dall'esclusiva con risorse di data center liberate e senza il peso reputazionale delle crisi periodiche di un partner cui era formalmente legata.
- OpenAI, dal canto suo, si presenta all'IPO con relazioni commerciali distribuite su più cloud e non come appendice di un singolo azionista. Tre vettori diversi per la medesima direzione, in cui ciascuno guadagna esattamente la libertà di cui aveva bisogno.