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ONU: a Cuba è crisi umanitaria

3 min di lettura

Cosa è successo?

L’Onu ha dichiarato che a Cuba è ufficialmente crisi umanitaria. Questa situazione è l’ultima conseguenza di un blocco totale delle spedizioni di petrolio imposto dagli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump, con l’obiettivo di strangolare l’economia cubana e provocare la caduta del regime che governa l’isola dal 1959.

Cuba è in gran parte dipendente dalle importazioni di carburante: produce autonomamente solo circa il 40% della propria energia e acquista il resto. Per anni il Venezuela ha fornito petrolio a prezzi di favore, seguito dal Messico e in misura minore da altri paesi come Algeria e Russia.

A partire da metà dicembre, l’amministrazione americana ha iniziato a sequestrare petroliere venezuelane destinate a Cuba e, dopo un’operazione militare che ha portato al rovesciamento del presidente venezuelano, le forniture di petrolio da Caracas si sono interrotte. Successivamente Trump ha annunciato che imporrà dazi a chiunque fornisca petrolio a Cuba, spingendo Messico e altri fornitori a interrompere le esportazioni.

Perché è importante?

La sospensione dei rifornimenti di carburante ha effetti immediati e molto concreti sulla vita quotidiana. Senza carburante, a Cuba si fermano trasporti pubblici e privati, vengono compromessi trasporti sanitari, la distribuzione di alimenti e medicinali e la produzione di energia elettrica si indebolisce. Blackout sempre più frequenti e code alle pompe sono già evidenti.

Il governo cubano ha annunciato misure d’emergenza per ridurre i consumi: alcune tratte di trasporto pubblico sono state limitate, la settimana lavorativa dei dipendenti pubblici è stata ridotta da cinque a quattro giorni, molte lezioni universitarie si svolgono online e alcuni resort turistici sono stati chiusi per evitare sprechi di carburante. Industrie legate alle esportazioni rimangono attive proprio per generare valuta estera (come i dollari), che Cuba usa per acquistare beni essenziali all’estero.

La crisi del turismo, settore fondamentale per l’economia, ha aggravato la situazione: nel 2024 l’isola ha ricevuto 2,2 milioni di turisti, il dato più basso in due decenni, e nei primi dieci mesi del 2025 si è registrato un ulteriore calo del 20%.

E adesso?

Il blocco petrolifero statunitense rende difficile per Cuba trovare fornitori alternativi: molte compagnie internazionali temono le sanzioni o i dazi minacciati da Washington. Alcuni paesi amici hanno inviato aiuti alimentari, ma non c’è ancora una soluzione stabile per il carburante.

La crisi è quindi molto più di un semplice problema energetico: è l’effetto di una strategia di pressione economica e politica che ha messo l’isola in una condizione estremamente vulnerabile, con impatti sociali, sanitari ed economici che si trascinano ogni giorno di più.

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