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One pager: Citrini Report analysis
Difficilmente uno scrittore di fantascienza sarebbe riuscito a immaginare uno scenario del genere.
Lunedì l’indice Dow ha visto un calo di 800 punti in poche ore. Questo calo è stato generato non da un problema reale all’interno delle aziende racchiuse nell’indice. Ma da un articolo. E siccome siamo nel 2025, non si trattava di un articolo di giornale, ma di un post su Substack.
Poche ore prima l’account Citrini Research, specializzato in indagini di mercato, aveva pubblicato un post dal titolo The 2028 Global Intelligence Crisis. In buona sostanza, l’articolo, che è di fatto un racconto di fantasia dai temi vagamente orwelliani, disegna un futuro molto prossimo e soprattutto molto credibile. Nel racconto si ipotizza che la crescita dell’Ai porterà a una rottura del sistema economico. Questo perché più e meglio dovesse funzionare l’AI, meno saranno necessari i lavoratori, e meno competitive saranno le loro retribuzioni. Questo inevitabilmente porterà a un arricchimento dei margini delle aziende che potrebbero avere macchine per fare lavori, anche altamente qualificati, per cui oggi pagano fior fior di professionisti.
Ma allo stesso tempo potrebbe anche portare alla rottura dell’economia: perché se le persone non lavorano più, allora non hanno più reddito, e se non hanno più reddito, evidentemente, non spendono, investono, né comprano più. Quindi questo potrebbe portare al paradosso di avere aziende eccellenti i cui beni e servizi non avrebbero più una platea di acquirenti.
Una situazione imparagonabile a quella dell’800 e con il luddismo di chi rompeva le macchine delle prime fabbriche che portavano via il lavoro ai manovali. Questo perché la rivoluzione industriale dell’800 portò (con varie difficoltà, storture ecc.) alla nascita dei lavoratori salariati e di una nuova forma di borghesia che, per certi aspetti, chiudeva il cerchio: in pratica i salariati dell’800 spendevano parte del loro salario per comprare i beni prodotti da altri operai salariati. Di qui il mercato di massa e di qui il modello di consumismo che si è affermato dalla seconda metà del XX secolo in poi.
Questa rivoluzione, invece, è diversa. Perché potrebbe rendere il lavoro superfluo. E dunque portare non a un fisiologico cambio dei lavoratori, per esempio da manovali a operai, ma da professionisti a superflui.
Sarebbe una frattura completa. E soprattutto, nella lettura di Citrini, potrebbe arrivare entro i prossimi due anni.
Ora occorre chiedersi quanto questo scenario è probabile e come sia, se sia, evitabile.
Secondo un articolo di WSJ lo scenario è decisamente probabile, e il crollo di lunedì lo avrebbe dimostrato:
“Molte delle mosse di lunedì sono più o meno in linea con la situazione delineata da Citrini, in cui gli strumenti di intelligenza artificiale in rapida evoluzione consentono tagli alla spesa in tutti i settori, innescando una disoccupazione di massa tra i colletti bianchi e portando a sua volta a un contagio finanziario. Le aziende di software Datadog , CrowdStrike e Zscaler hanno subito ciascuna un crollo di oltre il 9%. Il calo del 13% di International Business Machines ha rappresentato la peggiore performance giornaliera dal 2000. Anche American Express , KKR e Blackstone , tutte citate da Citrini, sono crollate. I timori di una rivoluzione dell'intelligenza artificiale hanno travolto le società di software, credito privato , assicurazioni e gestione patrimoniale nelle ultime settimane. All'inizio di questo mese, i titoli del settore dei trasporti hanno vissuto una delle loro peggiori giornate di sempre, dopo che un ex produttore di apparecchi per karaoke ha pubblicizzato nuovi strumenti di intelligenza artificiale per semplificare il trasporto su camion. Molti di questi titoli hanno subito recuperato gran parte delle perdite, portando alcuni investitori a descrivere il mercato come "dal grilletto facile".
Quanto e se è evitabile
L’intelligenza artificiale è un dato di fatto, e pensare di poterla cancellare con un tratto di penna è puerile. Il tempo e il progresso tecnologico sono irreversibili. Il problema però è che ci troviamo di fronte a una tecnologia dalle potenzialità enormi e per lo più ancora sconosciute. Il paragone che regge di più è probabilmente quello con il Progetto Manhattan degli anni 40. I primi anni dopo la Bomba ci si rese conto di essere di fronte a una tecnologia portentosa, per questo, da un lato si lasciò ampia libertà agli scienziati di sperimentare per trovare applicazioni positive (e non necessariamente mortifere) di quella tecnologia e, allo stesso tempo, se ne volle regolamentare l’uso, per evitare una specie di Far West nucleare.
Ora, con l’intelligenza artificiale, siamo in una situazione simile: demonizzarla, temerla, buttarla via non avrebbe senso. Allo stesso tempo, però, avrebbe senso regolamentarne l’uso, le funzioni, le applicazioni. Così da intraprendere con l’AI un percorso simile a quello intrapreso con il nucleare.
Raggiungere questo obiettivo, però, non è semplice.
In primo luogo, perché negli anni 40 erano pochissimi (praticamente due) i soggetti che potevano aspirare a costruire una tecnologia nucleare, oggi l’AI è realizzabile praticamente da chiunque e a prezzi decisamente contenuti. Inoltre, negli anni 40 le potenze mondiali rivali erano due, USA e URSS, oggi invece sono molte di più e in un quadro molto più frammentato. Pertanto è improbabile che si arrivi a una concordia generalizzata su cosa fare o non fare di una tecnologia così potente e dalle potenzialità così grandi.
Infine perché, ovviamente, l’occidente liberale e ricco, che in questo percorso per la regolamentazione dovrebbe essere capofila, si trova in una situazione di tale frammentazione e conflitto politico da non riuscire a trovare accordo in merito nemmeno al suo interno.