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Niente accordo sul Digital Omnibus: il negoziato si blocca sull'AI incorporata in macchinari, dispositivi medici e veicoli

Cosa è successo
Dopo dodici ore di negoziati, il Consiglio dell’Ue e il Parlamento europeo non hanno trovato un accordo sul Digital Omnibus, il pacchetto con cui Bruxelles vuole alleggerire pezzi del proprio rulebook digitale e rinviare alcune scadenze dell’AI Act. I colloqui riprenderanno a maggio; fino a quel momento, il calendario originario resta in piedi.
Le date più sensibili sono quelle sugli obblighi ad alto rischio. Oggi il calendario prevede il 2 agosto 2026 come data in cui inizia ad applicarsi il grosso delle regole più delicate (inclusi molti sistemi dell’Allegato III), insieme a trasparenza, enforcement e sandbox nazionali; alcune disposizioni chiave, tra cui l’articolo 6(1) che tocca anche l’AI incorporata in prodotti già regolati da altre leggi europee, si applicheranno invece dal 2 agosto 2027. La proposta Omnibus sposterebbe molti obblighi ad alto rischio al 2 dicembre 2027 per i sistemi stand‑alone e al 2 agosto 2028 per quelli incorporati in prodotti.
Il negoziato si è bloccato proprio sull'AI integrata nei prodotti. Un fronte politico sostenuto anche dalla Germania vuole che macchinari industriali, dispositivi medici, giocattoli, veicoli e altri beni già coperti da normative settoriali possano rispettare i requisiti AI dentro quelle cornici, senza sommare anche il pieno regime dell’AI Act. L’obiettivo è evitare una doppia regolazione e dare respiro alle filiere più esposte, con il manifatturiero tedesco sullo sfondo. Diversi Stati membri, il centrosinistra e la società civile temono invece che l'esenzione svuoti proprio la parte più concreta della legge.
Perché è importante
Prima ancora dell’enforcement pieno, l’AI Act sta entrando nel suo punto più difficile. Per anni l’Europa lo ha raccontato come grande asset regolatorio globale: una cornice orizzontale capace di mettere ordine in una tecnologia destinata ad attraversare ogni settore. Ora quella stessa ambizione entra nella fabbrica, nell’ospedale, nel veicolo, nella macchina con certificazione CE: luoghi in cui l’AI è un componente dentro prodotti, processi e responsabilità già normate. La doppia compliance ha sostanza. Un produttore di dispositivi medici o macchinari industriali può trovarsi a gestire sicurezza fisica, cybersecurity, dati, certificazioni di prodotto e nuovi obblighi AI nello stesso ciclo di compliance. Se gli standard armonizzati arrivano in ritardo e le autorità nazionali procedono a velocità diverse, la promessa di certezza giuridica diventa navigazione a vista. Per le aziende europee, già schiacciate tra concorrenza americana e asiatica, non è un fastidio decorativo.
- Affidare l’AI incorporata nei prodotti ai regimi esistenti funziona solo dove quei regimi sanno trattare l’AI come AI: modelli che cambiano nel tempo, aggiornamenti continui, opacità decisionale, bias, dati di training, sorveglianza post-market, catene di responsabilità meno lineari. Dove questo non accade, la semplificazione riduce i doppioni sulla carta e allarga le zone grigie nella pratica;
- La caricatura delle lobby industriali contro i regolatori illuminati aiuta poco. Bruxelles sta cercando di proteggere insieme la credibilità di una legge pensata per diventare standard globale e la competitività di un’industria che teme di arrivare alla scadenza con più obblighi che strumenti. Entrambe le preoccupazioni sono fondate. Metterle insieme si sta rivelando parecchio meno elegante del Brussels Effect evocato nei convegni.
E adesso?
Il calendario ha poca elasticità. Per rinviare davvero le scadenze serve un accordo politico, poi il voto formale del Parlamento, l’approvazione del Consiglio e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Se il negoziato resta bloccato anche a maggio, molte aziende dovranno prepararsi come se la deadline del 2 agosto 2026 fosse definitiva, pur sapendo che potrebbe cambiare all’ultimo. Una semplificazione pensata per ridurre l’incertezza sta già producendo incertezza.
- Il limbo non pesa su tutti allo stesso modo. Chi ha investito per tempo nella compliance rischia di vedere i requisiti alleggeriti; chi ha aspettato può essere premiato da un rinvio; chi opera in più Stati membri dovrà seguire autorità nazionali con livelli di prontezza diversi. Nel frattempo, altre parti dell’AI Act continuano a muoversi: i divieti sugli usi inaccettabili sono già in vigore, le regole sui modelli general-purpose sono partite nell’agosto 2025 e gli obblighi di trasparenza restano agganciati alla tabella originaria;
- Il prossimo round dovrà decidere se l’AI Act resta una cornice orizzontale forte o se inizia a essere ricucito attorno ai settori più esposti. In entrambi i casi, il costo politico e industriale non scompare. Smontare la legge prima della prova più difficile, però, sarebbe un modo piuttosto fragile di difendere la leadership regolatoria europea.