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Newsom sfida Trump: la California valuterà da sola i rischi AI

3 min di lettura

Cosa è successo

La California ha firmato un nuovo ordine esecutivo sull’AI che usa la leva degli appalti pubblici per imporre standard a chi vuole entrarvi in affari. Le aziende dovranno attestare politiche e salvaguardie contro contenuti illegali, bias dannoso e violazioni di diritti civili e libertà fondamentali; lo Stato californiano dovrà inoltre sviluppare best practice per il watermarking di immagini e video generati dall’AI o manipolati in modo sostanziale.


La clausola più delicata riguarda però il supply-chain risk, divenuto un tema caldo nello scontro tra Anthropic e il Department of Defense (ora War): se il governo federale dovesse bollare una società come rischio per la filiera tecnologica, Sacramento si riserva di valutarla in autonomia e, se considera impropria la designazione, di continuare a comprarne la tecnologia.


Intorno alla linea opposta si sta già organizzando una controspinta. David Sacks, l’ormai ex-“zar” di Trump su tecnologia e AI, continuerà ad influenzare la Casa Bianca anche da fuori dal governo, mentre un gruppo vicino alla sua visione prepara una campagna da $100 milioni sui midterm per sostenere candidati allineati all’agenda AI della corrente amministrazione.

Perché è importante

La grande legge-quadro federale resta litigiosa e incompiuta; la governance americana dell’AI si sposta quindi su strumenti più materiali che partono dagli Stati — e non Stati a caso. La California, che è il fulcro tecnologico degli Usa (nonché lo Stato più importante in mano ai Democratici), prova a scavallare la direzione federale e piegare il mercato con il proprio potere di acquisto. In pratica dice ai vendor: se volete lavorare con il quarto PIL del pianeta, dovete spiegare come prevenite abuso, discriminazione, sorveglianza indebita e contenuti illegali. L’aderenza agli statuti federali non basta.


È una leva meno spettacolare di una legge nazionale, ma molto più immediata. E se da una parte tende a rendere più minuziosa la compliance, l’ordine esecutivo di Newsom conta ancora di più per la clausola sugli assessment indipendenti, che arriva poche settimane dopo il caso Anthropic. Il Pentagono ha trattato l’azienda come supply-chain risk in una disputa che, secondo la società, nasceva dal rifiuto di rimuovere limiti su sorveglianza di massa e uso di armi letali autonome. L’ordine esecutivo non la nomina espressamente, ma il messaggio si legge in modo abbastanza chiaro — una volontà di prelazione e indipendenza, sicuramente, ma anche un modo per affrancarsi da un’amministrazione dal comportamento volubile e litigioso nei confronti dei suoi avversari.


Il gruppo da $100 milioni vicino a Sacks, dal lato opposto, non serve tanto a promuovere genericamente l’innovazione, quanto a difendere alle urne proprio una linea più leggera, favorevole alla crescita dell’industria e ostile alla proliferazione di regole statali — in un momento in cui all’interno del campo repubblicano attriti evidenti su child safety e responsabilità delle piattaforme rimangono molto forti.

E adesso?

Una governance AI americana davvero ordinata e centralizzata, almeno nel breve termine, resta difficile da intravedere, soprattutto nel quadro di stati chiave come la California la cui direzione politica tende ad essere più ferrea rispetto al governo federale (e questa amministrazione in particolare). Più facile dunque immaginare un mosaico di regole sugli appalti, task force federali, blacklist dei fornitori, contenziosi e pressione elettorale.


Che poi quelle regole siano effettivamente sensate nel merito, ça va sans dire, è un altro paio di maniche.

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