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Nel quarto anniversario dalla guerra in Ucraina, Orbán blocca le nuove sanzioni UE contro Mosca

2 min di lettura

Cosa è successo?

Viktor Orbán ha annunciato che l’Ungheria bloccherà il prossimo pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea contro Russia, previsto in queste ore nei tavoli europei. Secondo Budapest, senza il ripristino del flusso di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba verso Ungheria e Slovacchia non darà il proprio consenso al ventesimo pacchetto di nuove misure punitive deciso per il quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina.

Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha scritto su X che bloccherà l’approvazione finché non riprenderà il transito del greggio dalla Russia verso Budapest e Bratislava, sostenendo che senza petrolio sicuro l’Ungheria non può sostenere ulteriori decisioni significative per Kiev.

Perché è importante?

Le sanzioni contro la Russia sono una delle principali leve della politica estera europea e occidentale dalla guerra iniziata nel 2022. La loro adozione richiede l’unanimità dei 27 Stati membri, e l’Ungheria utilizza questo strumento per esercitare un vero e proprio veto politico, condizionando la linea comune sul conflitto e sul sostegno a Ucraina.

In più, l’Ungheria ha esteso il suo blocco anche all’approvazione di un prestito UE da 90 miliardi di euro all’Ucraina, che era stato concordato all’unanimità a dicembre.

Altri Paesi membri, tra cui Germania e Francia, hanno reagito con critiche dure: il ministro degli Esteri tedesco ha affermato che mettere in discussione le sanzioni equivarrebbe a “tradire la propria lotta per la libertà”, richiamando l’Ungheria alla coerenza con la propria storia e con l’impegno europeo.

E adesso?

Il veto annunciato da Viktor Orbán apre una fase delicata per l’Unione Europea. In gioco non c’è solo il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma la solidità stessa del meccanismo decisionale europeo.

Riemerge infatti l’ipotesi più drastica: l’attivazione dell’Articolo 7 del Trattato sull’Unione europea, che in caso di violazione grave dei valori comuni può portare alla sospensione del diritto di voto di uno Stato membro. Ma questa strada richiede maggioranze molto ampie e uno scontro politico diretto, motivo per cui finora l’Articolo 7 non è mai stato applicato fino in fondo.

Intanto la via del dialogo con Budapest, sostenuta in particolare dal presidente del Consiglio europeo António Costa, appare per ora bloccata. L’idea era mantenere un canale di mediazione separando le tensioni energetiche dal dossier sanzioni, ma il clima si è irrigidito e nei prossimi mesi i margini di compromesso sembrano ridotti.

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