News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
Nazionalismo economico come nuovo sistema operativo globale
Cosa è successo?
Secondo il report di Lazard Top Geopolitical Trends in 2026, il nazionalismo economico si è consolidato da risposta contingente a architettura strutturale della politica internazionale. Gli Stati Uniti hanno normalizzato un modello di intervento economico muscolare (dazi, controlli all’export, sussidi, screening degli investimenti) integrando politica industriale e diplomazia transazionale. Nel 2026, questo playbook diventa globale: Europa, Cina e altri attori adottano strumenti analoghi, adattandoli ai propri contesti. I governi non sono più arbitri dei mercati, ma partecipanti attivi che orientano risultati settore per settore.
Perché è importante?
Il perno della competizione non è più libero scambio vs protezionismo, ma modelli concorrenti di capitalismo statale. La frattura geopolitica chiave riguarda quanto profondamente lo Stato interviene per perseguire potere, sicurezza e resilienza. In questo contesto, l’accesso a mercati, tecnologie e capitali è politicamente mediato, e le regole possono divergere rapidamente tra giurisdizioni.
E adesso?
Per imprese e Stati, la conseguenza operativa è gestire esposizioni politiche simultanee verso più capitali, con richieste talvolta confliggenti. L’allineamento geopolitico diventa una variabile economica centrale, non un tema diplomatico residuale, che incide su investimenti, supply chain, M&A e compliance. La competitività nel 2026 dipenderà dalla capacità di navigare sistemi statali concorrenti mantenendo flessibilità e credibilità.