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Migranti: il Parlamento Europeo approva norme più severe e apre al "modello Albania"
Cosa è successo?
Il Parlamento Europeo ha dato il via libera definitivo a una riforma del sistema di asilo che segna una svolta restrittiva che prevede una Lista di Paesi sicuri valida in tutta Europa i cui immigrati vedranno le loro pratiche sbrigate in fretta e probabilmente respinte perché prive dei requisiti necessari ad avere asilo, e soprattutto provede la possibilità di esternalizzare le procedure di protezione internazionale ( il cosiddetto "modello Albania"). Inoltre crea una lista di Paesi terzi sicuri cui i richiedenti asilo potrebbero essere “dislocati”.
Perché è importante?
Perché il nuovo testo rappresenta un cambio di passo nelle procedure di gestione dell’immigrazione UE. Prima della riforma del 2026 e del nuovo Patto sulla Migrazione e l'Asilo, il sistema europeo si basava su regole stabilite principalmente dal Regolamento di Dublino III (in vigore dal 2013). Il cambiamento è profondo perché si passa da un sistema basato sulla "responsabilità del primo approdo" a uno basato sulla velocità di disbrigo delle pratiche e sulla loro esternalizzazione.
In primo luogo crea una lista di Paesi sicuri, che prima non c’era (c’era solo una sentenza della Corte di Giustizia UE) dai quali, a meno di gravi eccezioni, non sarà possibile accogliere i richiedenti asilo. In pratica se una persona parte da un Paese che si ritiene sicuro e rispettoso dei diritti umani non si capisce da cosa scappi e dunque a che titolo chieda protezione. La lista include Kosovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia. Per i cittadini di questi paesi le domande di asilo saranno valutate in massimo 3 mesi (anziché 6) e i migranti resteranno in stato di detenzione durante la procedura.
In secondo luogo istituisce il concetto di "Paese Terzo Sicuro". Alla luce di questa novità, un migrante proveniente da un Paese non sicuro che, nel suo percorso verso l’UE dovesse essere transitato da un Paese non UE ma ritenuto sicuro, potrà essere respinto e rimandato nel primo Paese terzo sicuro dal quale è passato.
A questo poi si aggiunge il concetto di esternalizzazione (modello Albania) Sarà possibile deportare i richiedenti asilo (tranne i minori non accompagnati) verso qualsiasi paese extra-UE con cui siano stati siglati accordi bilaterali, a patto che quel paese sia considerato sicuro.Infine (e questo è un aspetto molto controverso) sarà introdotta la limitazione dei ricorsi: Per velocizzare le espulsioni, viene eliminato l’effetto sospensivo automatico dei ricorsi. Questo significa che, a meno che un giudice non decida diversamente, un migrante potrebbe essere deportato anche prima che venga emessa la sentenza finale sul suo appello contro il rigetto della domanda.
Esiste poi un dato politico da tenere in considerazione: Il provvedimento è stato sostenuto dai gruppi di destra e centro-destra (PPE, ECR, Patrioti per l’Europa, ESN), segnando l’ennesima spaccatura all’interno della maggioranza che sostiene la Commissione.
E adesso?
L’entrata in vigore complessiva di queste nuove norme è prevista per giugno 2026. Ma il punto vero, verosimilmente, non sarà ridurre davvero gli ingressi illegali (che come mostra un recente report dell’istituto Jacques Delors sono una parte relativamente limitata del totale dell’immigrazione, quanto mostrare che l’UE si sta muovendo in questo senso.
Negli ultimi anni, infatti, la presenza di immigrazione è stata carburante per la crescita dei partiti anti UE; il problema però è che l’economia dell’UE e dei suoi principali Paesi non può realisticamente fare a meno di lavoratori immigrati (secondo Bloomberg, solo la Germania avrebbe bisogno di 288 mila nuovi lavoratori all’anno); d’altra parte non può nemmeno realisticamente pensare di limitare più di quanto già non faccia gli arrivi illegali. Così, allo stato dell’arte, quello che l’UE può fare è inasprire le regole per i richiedenti asilo, così da essere certa, da un lato di accogliere le richieste dei suoi cittadini che (con un tonante voto) hanno chiesto maggiore controllo dell’immigrazione, e dall’altro concentrare la propria azione sugli ingressi da Paesi in maggiore difficoltà umanitaria. Verosimilmente però questo creerà polemiche e dissidi all’interno della maggioranza. Già in questa fase non tutto il gruppo dei Socialisti e Democratici si è espresso a favore della decisione.