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Midterm 2026: l’AI entra nella battaglia politica americana
Cosa è successo?
Negli Stati Uniti l’intelligenza artificiale è entrata ufficialmente nella campagna per le elezioni di medio termine. Il punto di rottura è stato l’annuncio di Anthropic, guidata da Dario e Daniela Amodei, di una donazione da 20 milioni di dollari a un super PAC favorevole a regole più stringenti sull’IA e contrario a un blocco federale delle normative statali. Sul fronte opposto si è mosso il network vicino a OpenAI, che attraverso il super PAC Leading the Future ha raccolto secondo diverse stime oltre 100 milioni di dollari per sostenere candidati favorevoli a un quadro regolatorio più leggero e pro-innovazione.
Perché è importante?
La vicenda è importante perché segna un salto di qualità: non si tratta più solo di lobbying tradizionale, ma di un intervento diretto e massiccio - centinaia di milioni di dollari - per determinare l’architettura legislativa dell’IA negli Stati Uniti. In gioco ci sono temi strategici: responsabilità dei modelli generativi, limiti alla loro diffusione open source, sicurezza nazionale, utilizzo militare, protezione dei dati, competitività con la Cina. Se passasse la linea trumpiana, che punta a limitare l’autonomia regolatoria degli Stati e a ridurre i vincoli federali per favorire la corsa tecnologica americana, l’ecosistema dell’IA potrebbe svilupparsi con meno vincoli e ma più rischi di sicurezza e privacy.
E adesso?
Adesso il confronto è apertissimo e altamente politicizzato. I super PAC stanno già finanziando campagne chiave in Stati strategici, mentre Trump utilizza il tema dell’IA come parte della sua narrativa economica e identitaria, presentando la deregolamentazione come leva di potenza nazionale. Le aziende tecnologiche, dal canto loro, si trovano in una posizione delicata: da un lato cercano di influenzare le regole che definiranno il loro futuro; dall’altro rischiano di finire nel mirino diretto della leadership politica, come sta già succedendo ad Anthropic, per cui Trump si è espresso in maniera sfavorevole, definendola “woke”.