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Meta porta a $35 miliardi i contratti con la neocloud CoreWeave

3 min di lettura

Cosa è successo

Meta ha espanso l'accordo con CoreWeave — neocloud specializzata in GPU ad alta densità e quotata al Nasdaq — dai $14,2 miliardi di settembre scorso ad ulteriori $21 miliardi per capacità cloud fino a dicembre 2032. Il totale dei contratti tra le due aziende raggiunge così $35 miliardi, con Meta ormai tra i clienti di punta. Il deal include i primi deployment della piattaforma Vera Rubin di Nvidia, la generazione successiva ai Blackwell, due volte più veloce. In parallelo, CoreWeave ha annunciato $4,25 miliardi in nuove obbligazioni — $1,25 miliardi in junk bond a ~10% e $3 miliardi in obbligazioni convertibili — per reggere l'espansione infrastrutturale che il contratto le impone.

Perché è importante

Questo accordo è il corrispettivo infrastrutturale del lancio di Muse Spark dei giorni scorsi: Meta ha un modello che girerà su miliardi di sessioni quotidiane su WhatsApp, Instagram e Messenger, e l'inferenza è l’ovvio collo di bottiglia operativo.


Costruire data center propri richiede anni, mentre le neocloud possono schierare cluster GPU in mesi. Non è un caso che a marzo Meta avesse già firmato con Nebius, neocloud europea, un contratto fino a $27 miliardi, utile sia per diversificare le proprie risorse di compute sia per tenere a bada i prezzi.


Meta, pur pianificando $115-135 miliardi in spese infrastrutturali quest'anno, ha infatti bisogno di enorme capacità esterna da subito, poiché la domanda continua a crescere molto più rapidamente di quanto si possa costruire nel breve.


CoreWeave usa i contratti a lungo termine come collaterale per raccogliere debito; il debito finanzia l'infrastruttura, che genera nuovi contratti. Un sistema che si autoalimenta finché la domanda tiene (il prestito da $8,5 miliardi di marzo era esplicitamente sorretto dal contratto Meta).


Le obbligazioni annunciate seguono la stessa logica, sebbene il mercato lo abbia letto con ambivalenza; il titolo CoreWeave era salito del 4,7% all’annuncio della notizia, per poi virare in perdita all’emergere dei dettagli sul nuovo debito, chiudendo a -4,3%. Gli investitori credono al modello, insomma, ma tengono d'occhio la leva.


Piccola nota finale: prima di questo deal, Microsoft rappresentava il 62-67% del fatturato di CoreWeave. Con Meta a bordo, nessun cliente supererà il 35% delle entrate totali — una soglia che riduce la concentrazione dei ricavi e rende la struttura più difendibile davanti agli investitori istituzionali.

E adesso?

Il Ceo di CoreWeave Michael Intrator ha detto apertamente che il rapporto con Meta è destinato a crescere ancora, anche mentre questa — come tutti gli hyperscaler — costruisce infrastruttura propria. Le grandi aziende tech continuano infatti a giocare la partita su entrambi i tavoli, perché il rischio di restare senza compute in un momento critico è percepito come più costoso di qualsiasi contratto. Finché questa logica regge, terrà il meccanismo in moto.

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