News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
Meloni, l'Iran, Trump e la terza via europea
Cosa è successo?
Giorgia Meloni ha scelto la formula del non allineamento calcolato: «Non condivido né condanno» l'attacco di Usa e Israele all'Iran, ha detto al programma Fuori dal Coro, su Rete 4. La premier ha quindi amesso che «le regole del diritto internazionale sono saltate», ma senza parlare di possibili conseguenze. Nel frattempo Trump, intervistato dal Corriere della Sera, ha definito Meloni “una grande leader che cerca sempre di aiutare”, un elogio che non è stato ben accolto dalle opposizioni. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva già parlato di “violazione del diritto internazionale”, aprendo un varco che Meloni ha poi cercato di coprire convenendo con le dichiarazioni del ministro, rimasto bloccato a Dubai per un viaggio personale durante lo scoppio del conflitto. Roma si trova così a fare i salti mortali per restare in equilibrio tra Washington e Bruxelles.
Perché è importante
La formula “non condivido né condanno” non è neutralità: è una posizione politica precisa. Nessun Paese europeo tranne la Spagna ha condannato l'attacco all'Iran in maniera netta. Ma nessuno ha nemmeno incassato con tale visibilità le lodi pubbliche di Trump, trasformandole in un argomento di politica interna. Il punto vero è che il rapporto speciale con la Casa Bianca, che Meloni ha costruito con pazienza, rischia ora di diventare il suo tallone d'Achille: l'opposizione, da Avs a Italia Viva, la accusa di essere “complice”, mentre i partner europei osservano con crescente freddezza. C'è poi la questione Unifil: l'Italia ha quasi 1.100 soldati nel sud del Libano (il contingente ONU più numeroso dopo la Francia) e l'appello dell'Italia per fermare gli attacchi nelle zone dove sono presenti i nostri soldati è caduto nel vuoto, e questo ha un peso concreto, non solo diplomatico. Inoltre, mercoledì Meloni dovrà presentarsi in Parlamento per le comunicazioni ufficiali sulla crisi iraniana e l'opposizione arriverà preparata, con le dichiarazioni di Trump in tasca e la domanda più scomoda già pronta: cosa stiamo facendo per proteggere i nostri soldati?
E adesso?
L'Italia proverà a tenere in vita il formato E4 – insieme a Germania, Francia e Gran Bretagna – come canale autonomo rispetto alla linea americana, cercando quella “posizione europea” che per ora esiste solo nelle intenzioni. È la cosiddetta terza via: l’invio di armi e navi a Cipro ma non la subordinazione atlantica totale, né l'autonomia strategica europea alla francese, ma qualcosa di intermedio che somiglia più a un'acrobazia che a una dottrina. Mercoledì il discorso parlamentare sarà il primo vero banco di prova: lì Meloni dovrà tradurre i distinguo televisivi in una posizione che regga le accuse dell’opposizione. Nel frattempo il Consiglio dei Ministri lavorerà sul decreto accise, un segnale che la Premier vuole arrivare al voto sul referendum sulla giustizia senza fronti aperti in casa. Il rischio reale è che la terza via europea, senza una visione chiara, diventi una via di mezzo tra l'essere alleati e l'essere irrilevanti.