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Meloni ad Addis Abeba: il Piano Mattei sta davvero funzionando?

2 min di lettura

Cosa è successo?

A due anni dal lancio del Piano Mattei, il Governo guidato da Giorgia Meloni rivendica di aver già impegnato 1,4 miliardi di euro all’interno di progetto complessivo da circa 5,5 miliardi. La premier, intervenuta ad Addis Abeba in occasione del vertice dell’Unione Africana durante la sua visita ufficiale in Etiopia, ha parlato di una “scommessa vinta” e di un cambio di approccio dell’Italia verso l’Africa, fondato su partenariati paritari e non più su logiche definite predatorie.

Tuttavia, rispetto alla dotazione annunciata, risultano effettivamente attivati poco più di 1,4 miliardi, cioè circa un quarto delle risorse complessive. Inoltre, una parte significativa degli interventi appare come prosecuzione o riorganizzazione di strumenti già esistenti, più che come investimenti interamente nuovi.

Perché è importante?

La questione è rilevante perché il Piano Mattei rappresenta oggi l’asse centrale della strategia estera italiana verso l’Africa. Dopo il 2022, con l’interruzione delle forniture russe, l’Italia ha rafforzato in modo significativo i rapporti energetici con il Nord Africa, in particolare con l’Algeria, diventata il primo fornitore di gas.

Il cuore del progetto restano però le infrastrutture. In teoria è una scelta coerente: la Banca africana di sviluppo stima un deficit infrastrutturale di 130-170 miliardi di dollari l’anno nel continente. Ma andrebbe valutato meglio l’impatto dei progetti sulle popolazioni locali ed evitato di includere iniziative che con il Piano hanno poco a che fare.

È il caso del corridoio di Lobito: 1.300 km di ferrovia tra Repubblica Democratica del Congo, Zambia e porto angolano di Lobito. L’Italia, tramite Cdp e Sace, contribuisce con 250 milioni su una spesa stimata di 5 miliardi. Il progetto è discusso da decenni, i cinesi hanno tentato senza successo, l’attuale concessione a imprese europee risale al 2022 ed è ora in fase operativa.

La domanda è: in che modo un’infrastruttura già avviata può essere ricondotta al Piano Mattei? A cosa serve, strategicamente, all’Italia? L’impressione è che, al netto della cornice comunicativa, si stiano aggregando iniziative che sarebbero partite comunque, sommando fondi tradizionali per la cooperazione allo sviluppo e strumenti già esistenti.

E adesso?

Perché il Piano Mattei diventi incisivo servirà:

  • implementare in maniera più puntale e strutturata i fondi del Piano. Attualmente è stato impiegato solo il 25% del totale;
  • una leva finanziaria molto più ampia con:
  1. capitali privati;
  2. un’integrazione con strumenti europei come il Global Gateway.

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