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Mark Carney: l’occidente non trumpiano ha trovato un leader?
Cosa è successo?
Tra i molti eventi importanti del Forum di Davos, molta attenzione è stata attirata dal discorso del premier canadese Mark Carney. Si tratta di un discorso di grande impatto con il quale il leader del Canada, Paese del G7, ma per lungo tempo considerato piuttosto marginale negli equilibri mondiali, si è di fatto intestato la leadership della parte non trumpiana dell'occidente. Nel suo discorso Carney ha avuto toni molto duri nel dichiarare ufficialmente morto- nei fatti- l'ordine internazionale che ha retto il mondo negli ultimi 80 anni, basato su regole e istituzioni multilaterali, definendolo ormai una "finzione" a cui i leader mondiali continuano a credere per abitudine. Questo ordine non esiste più perché- secondo Carney- le grandi potenze (riferendosi agli USA, pur senza citarli direttamente) hanno deciso di farlo saltare, rompendo i legami di fiducia tra alleati storici. Per questo Carney ha esortato i "middle powers" come il Canada o l'Europa a sviluppare autonomia strategica in energia, cibo, minerali critici e finanza, diversificando partnership commerciali e formando coalizioni "variabili."
La credibilità di Carney, ex banchiere centrale con esperienza in crisi finanziarie e 30 presenze a Davos, ha reso il messaggio particolarmente autorevole.
Perché è importante?
Il discorso di Carney ha reso chiaro come in queste ore, a essere davvero sul tavolo non sia stato tanto il destino della Groenlandia o della NATO, quanto la preparazione di un nuovo paradigma politico, nel quale le alleanze non contano più e le medie potenze, come UE e Canada, rischiano di soccombere nel gioco tra i colossi di Stati Uniti e Cina. Se questo disegno si dovesse affermare, gli schemi che siamo abituati a conoscere potrebbero cambiare.
E adesso?
Non sappiamo come evolveranno i rapporti tra le potenze medie occidentali non trumpiane e gli USA guidati da Trump. Ma quello che è prevedibile è un innalzamento del livello dello scontro e, dopo i recenti fatti relativi alla Groenlandia, una maggiore forza nell'opporsi allo strapotere trumpiano. In particolare il Canada, e probabilmente altri alleati, cercheranno di ridurre la dipendenza economica dagli USA. Carney ha già accennato a nuovi accordi stretti dal Canada con Cina e Qatar, segnali di un "realismo pragmatico" dove l'interesse nazionale prevale sull'affinità ideologica.