News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
Marc Carney può essere all’altezza della sfida che si è aperta dopo Davos?
Cos’è successo?
La scorsa settimana, nei convulsi giorni del vertice di Davos, il premier canadese (ed ex presidente della Banca Centrale Inglese) Mark Carney ha attirato buona parte dell’attenzione. Lo ha fatto con un discorso molto efficace ed esplicito nel quale parla della fine dell’ordine globale che ha retto il mondo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi e della necessità, per le potenze medie, di ‘attrezzarsi’ per navigare in un mondo diverso. Secondo Carney, occorre guardare alla realtà e al presente con onestà e vedere che, oggi, lo stesso sistema di interconnessioni che per decenni ha reso il mondo più sicuro, è diventato foriero di instabilità. Specie alla luce del fatto che le superpotenze di Russia, Stati Uniti e (in modo diverso) Cina, non sembrano più intenzionate a rispettare le regole che hanno consentito a quel tipo di mondo di prosperare. Questo, secondo Carney, ha generato un ‘liberi tutti’ nel quale le “potenze medie” Canada, Australia, l’UE e il Giappone possono, o anzi: devono, modulare le loro alleanze in modo libero, così da rafforzare se stesse e attrezzarsi a muoversi in un mondo diverso.
Perché è importante?
Perché, qualunque si rivelerà essere il suo esito, la presidenza Trump sembra aver eroso il sistema di fiducia tra USA e UE e tra USA e Canada che ha reso i paesi del Nord America e quelli europei per decenni solidissimi alleati, sia militari che commerciali. Anche se il presidente Trump, da oggi in poi, dovesse decidere - come sembra abbia fatto - di non insistere con l’ipotesi di annessione della Groenlandia o di recedere dalla sua politica di dazi, il legame di fiducia tra USA e UE sarebbe comunque già compromesso. E lo stesso vale per quello con il Canada (altro paese che Trump non ha fatto mistero, in passato, di volere annettere) o con il Messico. Insomma, risulta difficile credere che l’opera di progressiva recessione del ruolo di leader globali degli USA, innescata da Trump, possa essere reversibile. Secondo un'analisi del New Yorker, anzi, non lo è: “Facciamo almeno finta che, un giorno, la ragione tornerà a prevalere sotto il Quarantanovesimo Parallelo. Se quel giorno benedetto arriverà, non ci sarà modo per l'America di tornare semplicemente al suo ruolo di comando nell'ordine internazionale”. Ma se l’epoca storica in cui gli Stati Uniti sono al vertice dell’Occidente è finita, quale nuovo assetto potrà prendere il suo posto? Carney ha azzardato un’ipotesi, ma non è chiaro chi possa prenderne la leadership, morale e politica. Carney, leader di un paese che lui stesso ha definito di medie dimensioni, potrà farlo? Potrà farlo l’Europa, fragile e divisa com’è? Potranno farlo le altre medie potenze come l’Australia o il Giappone?
E adesso?
E adesso occorre vedere come e se le potenze medie indicate da Carney sposeranno la sua visione di superamento dell’ordine globale post Seconda Guerra Mondiale e post Guerra Fredda. Bisognerà vedere se l’UE troverà in sé le forze e la coesione per allontanarsi dagli Stati Uniti; anche la leadership di Carney, per quanto solida (in Canada ha una popolarità del 60%) dovrà affrontare importanti prove, non ultimo un possibile referendum per la secessione dell’Alberta, su cui – per ovvie ragioni – il mondo MAGA sta facendo molta pressione e propaganda. Inoltre, la sua figura, oggi solida, potrebbe essere logorata dagli effetti economici di un’eventuale e peggiorata guerra di dazi con gli Stati Uniti che sono, ad oggi, il principale partner commerciale del Canada, dal quale importano, soprattutto, greggio.