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Lo scontro tra Casa Bianca e FED

3 min di lettura

Cosa è successo?

La scorsa settimana il Dipartimento di Giustizia americano ha avviato un'indagine penale su Jerome Powell, il Presidente della Fed. All'origine dell'indagine ci sarebbe la presunta malversazione dei fondi per i lavori di ristrutturazione della sede della Federal Reserve, costati 2,5 miliardi di dollari invece degli 1,8 previsti. Quel che sembra più probabile, però, è che la messa sotto accusa di Powell da parte del DOJ sia diretta conseguenza non di problemi relativi alla ristrutturazione dell'edificio della FED, ma un pretesto usato dalla Casa Bianca a seguito dei precedenti scontri tra Powell e Trump. Più volte, infatti, il Presidente Trump ha chiesto a Powell di abbassare i tassi di interesse, così da dare nuovo slancio all'economia USA. Il presidente Powell, però, si è (quasi) sempre mostrato sordo a queste richieste, convinto che un taglio ai tassi porterebbe a una nuova fiammata inflattiva (cosa che, peraltro, danneggerebbe l'amministrazione Trump) e di conseguenza perdita di lavoro e avvitamento dell'economia.

Perché è importante?

Secondo gli analisti, all'origine delle accuse volte a Powell ci sarebbe la volontà trumpiana di delegittimare la sua figura e di costringerlo alle dimissioni, così da poter insediare al suo posto un nuovo Presidente, su posizioni più concilianti rispetto a quelle della Casa Bianca. Se questo scenario si verificasse, si tratterebbe di un'importante violazione dell'indipendenza storica della FED, considerata pilastro della stabilità finanziaria globale. Si teme inoltre che una FED direttamente legata alla Casa Bianca possa agire sui tassi secondo una logica di convenienza politica ed elettorale, invece che di complessiva stabilità economica. Contro gli attacchi trumpiani a Powell si sono espressi non solo tutti gli ex presidenti FED ancora in vita, ma anche i suoi colleghi delle altre banche centrali del mondo (come la BCE), oltre che numerosi esponenti del mondo politico americano, repubblicani compresi.

E adesso?

Il Presidente della FED non è licenziabile e Powell non sembra intenzionato a dimettersi. Così è verosimile credere che arriverà alla scadenza naturale del suo mandato. Scadenza che tra l'altro è piuttosto vicina e arriverà nel maggio 2026. Da quel momento in poi Trump potrebbe scegliere chi meglio crede (e Powell, per ironia, era stato scelto proprio da Trump nel 2018, salvo poi essere riconfermato da Biden per un secondo mandato). La possibilità di scegliere un nuovo presidente della FED, però, non assicurerà a Trump il controllo completo della FED, dal momento che questa è retta, oltre che dal suo presidente, anche da un board, un consiglio di amministrazione, che ne guida e orienta le decisioni. E Powell è destinato a sedere nel Consiglio di amministrazione della FED almeno fino al 2030, insieme ad altri esponenti non trumpiani che potrebbero non vedere di buon occhio l'occupazione MAGA della Banca Centrale, come Lisa Cook. Proprio Cook è un personaggio chiave del Consiglio, non solo perché è quella che ha la prospettiva di mandato più lunga (rimarrà in carica fino al 2038), ma anche perché pochi mesi fa era stata al centro di un tentativo di "licenziamento" da parte di Trump che l'accusava di aver accatastato male la sua casa per le vacanze.

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