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Le telefonate di Xi Jinping a Putin e Trump su guerre, petrolio e commercio globale

3 min di lettura

Cosa è successo?

Negli ultimi giorni Xi Jinping ha fatto due telefonate politicamente molto importanti: prima a Vladimir Putin, poi a Donald Trump.

Con Putin, Xi ha parlato innanzitutto di Ucraina. La Cina continua a sostenere una posizione formalmente “equilibrata”: no alle escalation, sì a una soluzione politica, ma senza mai condannare l’invasione russa. In concreto, Xi ha ribadito che Pechino non si allineerà alle pressioni occidentali e continuerà a mantenere rapporti economici con Mosca. Al centro della conversazione c’è stato anche il gas e il petrolio russo: la Cina resta un acquirente chiave dell’energia russa, offrendo a Mosca ossigeno economico mentre l’Europa riduce le importazioni. Questo scambio ha un valore geopolitico enorme, perché tiene in piedi la capacità russa di reggere il conflitto.

Con Trump, il tono e i contenuti sono stati diversi ma altrettanto pesanti. Xi ha toccato il dossier Taiwan, ribadendo che per Pechino è una “linea rossa” e chiedendo agli Stati Uniti di non aumentare il sostegno militare a Taipei. A dicembre 2025, gli Stati Uniti avevano inviato a Taiwan, mezzi militari per 11 miliardi di dollari, la più grande fornitura di sempre al governo di Taipei.

Xi ha poi affrontato il tema delle armi e della sicurezza globale, compreso il rischio di proliferazione e di escalation indirette attraverso forniture militari a Paesi terzi. Sul tavolo c’è finita anche l’Iran, con la Cina che segnala di voler evitare un allargamento del conflitto in Medio Oriente che destabilizzerebbe mercati energetici e rotte commerciali. Dal canto loro, sia Mosca che Pechino vogliono tenere aperti i vantaggiosi rapporti con Teheran: ai russi interessano i droni e alla Cina il greggio, che è uno dei migliori al mondo.

Infine, c’è stata la parte economica: commercio, dazi e filiere strategiche. Xi ha ricordato quanto l’interdipendenza economica tra Cina e Stati Uniti resti profonda, in particolare sui prodotti agroalimentari come i semi di soia americani, di cui Xi si è impegnato ad aumentare l’import fino a 20 milioni di tonnellate l’anno. Il presidente cinese ha anche fatto capire che Pechino non accetterà nuove strette unilaterali su tecnologia e export.

Perchè è importante?

Queste telefonate mostrano che la Cina sta giocando su due tavoli contemporaneamente. Con la Russia, consolida un asse energetico e politico che indebolisce l’efficacia delle sanzioni occidentali. Con gli Stati Uniti, tenta di gestire il conflitto sistemico, evitando che Ucraina, Taiwan o Medio Oriente diventino detonatori di uno scontro diretto.

E adesso?

Il confronto tra Xi Jinping e Donald Trump ha avuto anche una funzione preparatoria: gettare le basi per una visita del presidente statunitense in Cina, attualmente prevista per aprile. Un segnale della volontà di mantenere aperto un canale diretto tra Washington e Pechino in una fase di forte instabilità internazionale.
Allo stesso tempo, nei prossimi mesi è atteso un nuovo incontro tra Xi e Vladimir Putin, che conferma la solidità del rapporto tra Cina e Russia. Resta invece sospeso il terzo tassello del dialogo a tre: non ci sono al momento indicazioni su un possibile vertice diretto tra Trump e Putin, che completerebbe il triangolo tra le principali potenze coinvolte nei grandi dossier globali.

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