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Le parole di Tajani in Parlamento sul Board of Peace per Gaza
Cosa è successo?
Ieri il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito alla Camera dei Deputati sulla decisione del Governo di partecipare al Board of Peace dedicato alla ricostruzione di Gaza. Alle critiche dell’opposizione, ha ribadito che “non è un’adesione formale né un ingresso in una struttura vincolante”, ma una scelta per “essere presenti dove si discute di pace e stabilità nel Mediterraneo”.
Perché è importante?
I punti chiave del suo intervento:
- Difesa costituzionale
- Il nodo è l’articolo 11: l’Italia può accettare limitazioni di sovranità solo “in condizioni di parità con gli altri Stati”
- In Aula Tajani ha replicato: “la nostra partecipazione come osservatori è coerente con la Costituzione” e “non comporta alcuna cessione di sovranità”
- E ha aggiunto: “non partecipare significherebbe rinunciare a dare un contributo alla pace”
- Nessuna alternativa credibile al piano USA
- Tajani ha affermato che “al momento non ci sono alternative credibili al piano americano per la stabilizzazione di Gaza”
- Ha aggiunto che l’Italia non può permettersi di restare fuori mentre altri decidono: “se c’è un processo in corso, noi dobbiamo essere al tavolo”
- Condanna dell’annessione
- Il ministro ha ribadito che l’Italia è contraria a qualsiasi ipotesi di annessione della Cisgiordania, definendola “un ostacolo alla pace”
- Ha confermato che l’obiettivo resta quello dei “due Stati, Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco in sicurezza”, riferendosi a Israele e Palestina
- Scontro politico con l’opposizione
- Alle accuse di subalternità agli Stati Uniti, Tajani ha replicato con toni netti: “l’Italia non scodinzola dietro nessuno”
- Ha invitato le opposizioni a presentare proposte alternative concrete, sostenendo che finora “non ho sentito soluzioni diverse”
E adesso?
Il passaggio decisivo ora è il viaggio di Antonio Tajani a Washington di giovedì per il primo incontro del Board of Peace.
Finché il dibattito è rimasto a Roma, il confronto è stato politico. A Washington, invece, si capirà cosa significa davvero “partecipare come osservatori”.
C’è poi anche la dimensione europea, ed è qui che emergono le contraddizioni. Il Governo parla di “protagonismo”, ma se gli altri grandi Paesi dell’Unione Europea restano defilati, l’Italia rischia di esporsi da sola, più per fedeltà agli Stati Uniti che per reale strategia europea. Si rivendica autonomia, ma si corre su un dossier guidato da Washington senza una cornice UE forte.