News & BusinessTecnologia & AI
Le Big Tech portano gli investimenti in infrastrutture AI oltre i 700 mld: Google Cloud cresce più di tutti con il +63%

Cosa è successo
Il nuovo giro di risultati di Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta ha dato al mercato una prova generale dell'AI capex, ovvero alle spese destinate alle infrastrutture per l'intelligenza artificiale. Le quattro società prevedono di spendere nel 2026 oltre 700 miliardi di dollari (fino a circa $725 miliardi nella parte alta delle guidance aggiornate): Amazon nell'area dei $200, Microsoft $190, Alphabet sui $180-190, Meta tra $125 e $145.
La taglia dell'assegno conta, ma meno dei modi già visibili per farselo ripagare. Alphabet ha alzato la guidance ed è stata premiata perché Google Cloud cresce del 63%, supera i $20 miliardi di ricavi e ha un backlog intorno ai $460 miliardi. Amazon tiene la barra su una spesa enorme, ma AWS accelera al 28% e la pipeline contrattuale arriva a circa $364 miliardi. Microsoft resta dentro la stessa traiettoria con Azure intorno al +40% e un business AI sopra i $37 miliardi di run-rate, con margini cloud più sotto pressione. Meta racconta altro: ricavi +33% e advertising in salute, ma titolo leggermente in calo dopo l'aumento del capex, poiché sta costruendo infrastruttura da hyperscaler senza avere un cloud business a cui venderla. Google, Amazon e Microsoft possono trasformare data center, chip e capacità in contratti esterni; Zuckerberg deve far rientrare gli stessi investimenti attraverso ads più efficienti, engagement, agenti e modelli proprietari.
Perché è importante
Per mesi il dibattito sull'AI capex è rimasto sospeso tra due scorciatoie, bolla pronta a esplodere oppure rivoluzione industriale da finanziare quasi a occhi chiusi. La tornata di risultati costringe a separare ciò che finora finiva spesso sotto la stessa etichetta: capacità già prenotata, chip commercializzabili, domanda enterprise, efficienza pubblicitaria, prodotti ancora da dimostrare.
- Alphabet si presenta con la storia più ordinata. Cloud accelera, le TPU diventano vendibili anche fuori dal perimetro interno e il backlog avvicina il capex a capacità già comprata dai clienti. Amazon può appoggiarsi ad AWS, Trainium e ai contratti con i lab di frontiera, cioè proprio i clienti che più consumano compute. Microsoft mostra una domanda enterprise imponente, ma deve ancora far vedere quanto Copilot e Azure sapranno convertire quel consumo in margini stabili;
- Per Meta, invece, il meccanismo è meno diretto. L'AI sta già migliorando il motore pubblicitario, e in un business da oltre $50 miliardi a trimestre anche pochi punti di efficienza pesano. Non c'è però backlog cloud da esibire, né tantomeno compute da affittare o chip proprietari da vendere. La società chiede al mercato di considerare strategica una spesa che oggi passa soprattutto dal rendimento interno di Facebook, Instagram e WhatsApp. Non è poco, ma è una prova diversa.
E adesso?
- La domanda è innegabile e il rischio di bolla appare sempre meno concreta. Se cloud, infrastruttura AI e domanda enterprise continueranno — come prevedibile — ad accelerare, una parte enorme del capex 2026 sembrerà capacità comprata in anticipo, aspetto di cui avrebbe beneficiato Anthropic, che su tutte sta subendo le conseguenze di una strategia inizialmente troppo morbida;
- Per gli hyperscaler, al di là di annunciare nuovi data center (inevitabile), sarà importante continuare a convertire l’infrastruttura in conti leggibili: backlog in ricavi, margini cloud che reggono, chip proprietari che riducono i costi o aprono nuovi canali, prodotti AI che smettono di essere opzioni future. Alphabet parte con la narrativa migliore, Amazon con scala e distribuzione, Microsoft come termometro dell'adozione enterprise quotidiana. Meta deve provare che una piattaforma pubblicitaria possa permettersi una spesa da cloud provider senza diventarlo.