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Le 6 priorità tech della presidenza irlandese del Consiglio Ue

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Le 6 priorità tech della presidenza irlandese del Consiglio Ue

Cos’è successo

L'Irlanda presiede il Consiglio dell'Unione europea dal 1° luglio al 31 dicembre 2026, con competitività, valori e sicurezza come tre direttrici generali. La tecnologia le attraversa tutte: Dublino guiderà il lavoro dei governi nazionali sui principali dossier digitali, organizzando il calendario e cercando compromessi fra i Ventisette (la presidenza non propone né approva da sola le leggi europee).

Il programma va dall'infrastruttura alle regole. L'Irlanda vuole far avanzare il Cloud and AI Development Act e il Chips Act 2.0, insieme al Digital Networks Act e alla revisione del Cybersecurity Act. Il 14 ottobre, inoltre, ospiterà a Dublino un summit internazionale sull'AI applicata. Completa l'agenda la sicurezza online, con un'attenzione particolare alla verifica dell'età, a un'eventuale soglia europea per l'accesso ai social e ai rischi dei chatbot per i minori.

Perché conta

Il governo irlandese parla di “sovranità digitale aperta”: ridurre le dipendenze più rischiose senza rinunciare ai mercati internazionali, all'interoperabilità e alla collaborazione con i partner. È un'impostazione quasi obbligata per il Paese europeo che ospita le sedi di molte Big Tech americane, oltre che un banco di prova utile per un'Unione che non può certo costruire l'autosufficienza tecnologica in sei mesi.

  • Il Cloud and AI Development Act prova ad aumentare gli investimenti nei data center e a creare capacità cloud europea più sicura. Oggi gli Stati Uniti dispongono di circa il doppio della quota europea di capacità globale, mentre tre aziende americane controllano il 65% del mercato cloud dell'Unione. Costruire più infrastruttura sul continente è necessario; se servizi e modelli rimangono però statunitensi (e lo rimarranno), la dipendenza dovrà diventare più gestibile;
  • Chips Act 2.0, Digital Networks Act e protezione dei cavi sottomarini affrontano invece punti diversi, ma nella stessa catena. L'Europa può rafforzare la produzione di semiconduttori, integrare un mercato delle telecomunicazioni ancora frammentato e mettere in sicurezza le connessioni da cui dipende il traffico digitale; e anche se nessuno di questi interventi crea da solo una stack europea completa, ciascuno può rendere meno fragile la posizione negoziale dell'Unione;
  • Dublino promette anche un quadro normativo più semplice e coerente, mentre spinge per tutele più severe sui minori. L'AI Omnibus è già arrivato a un accordo provvisorio sotto la precedente presidenza cipriota; il semestre irlandese dovrà quindi concentrarsi sull'attuazione e sugli incastri fra le regole digitali. Sul fronte della sicurezza online, invece, l'Irlanda vuole portare a livello europeo la discussione su verifica dell'età e “maggiore età digitale”, includendo espressamente chatbot e AI generativa.

Adesso

  • A ridimensionare le promesse c’è, inesorabilmente, il calendario. Cloud and AI Development Act e Chips Act 2.0 sono stati presentati soltanto il 3 giugno, mentre sui pacchetti per reti e cybersecurity la presidenza cipriota ha lasciato semplici relazioni sullo stato dei lavori. Per la maggior parte dei dossier, entro dicembre il risultato realistico è una posizione comune dei governi o l'avvio dei negoziati con il Parlamento, non l'accordo finale;
  • Il summit di ottobre metterà l'AI applicata al centro della presidenza, davanti a governi, imprese e investitori. Scelta che rispecchia il vantaggio irlandese di un ecosistema digitale già integrato con l'industria americana, e che può aiutare l'Europa a spostare la conversazione dall'adempimento delle regole all'adozione. Serviranno poi investimenti e acquisti concreti, dacché aumentare la capacità di calcolo sul territorio rimane un’assoluta priorità;
  • Sul fronte della sicurezza online, Dublino ha in mano il dossier politicamente più immediato, ma anche quello in cui protezione dei minori, privacy e fattibilità tecnica si urtano più facilmente. Il semestre sarà quindi giudicato meno dalla nascita di una sovranità europea compiuta (improbabile se non del tutto impossibile) che dalla capacità di trasformarla in un programma industriale praticabile, che le presidenze successive possano realisticamente continuare. Per sei mesi sarebbe già molto.

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