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La vera posta in gioco delle Mid Term? La regolamentazione dell’AI

3 min di lettura

Cosa è successo?

Un recente articolo di Financial Times ha messo in luce come buona parte della campagna elettorale per le elezioni di mid term negli USA riguardi (o riguarderà) il destino dell’AI.

Infatti, al momento, non esistono leggi federali relative a quello che si può o non si può fare con l’AI negli USA. Esistono solo leggi statali, le cui norme cambiano di caso in caso. Un quadro molto diverso da quello, molto preciso e stringente, presente in UE, dove invece è presente l’AI act, che, per esempio, vieta il riconoscimento facciale o impone di identificare molto chiaramente le immagini realizzate con AI. Negli USA non c’è niente di tutto questo, in un contesto che, se da un lato, lascia grande libertà di impresa e iniziativa alle aziende di AI, dall’altro, crea un ambiente privo di regole, in un settore, tra l’altro, dagli enormi impatti in termini di propaganda, comunicazione e percezione della realtà.

Alla luce di tutto questo, e delle dimensioni raggiunte dal settore, è verosimile pensare che il prossimo congresso lavorerà a un testo sull’AI. Una ipotesi verso la quale le aziende AI spingono molto, temendo che le leggi statali potrebbero essere troppo limitanti.

Il problema però è cosa dirà o non dirà questo testo. A bocce ferme possiamo supporre che un congresso a maggioranza repubblicana e trumpiana sarà più propenso a lasciare campo libero alle aziende AI (che, non a caso, sostengono Trump), mentre invece una maggioranza democratica, verosimilmente, potrebbe proporre norme più stringenti, sul modello di quelle europee.

Perché è importante?

Secondo Financial Times i fondi raccolti dai gruppi che si battono a favore e contro una maggiore regolamentazione dell'intelligenza artificiale hanno accumulato sin qui (e manca quasi un anno al voto di novembre) almeno 265 milioni di dollari di potenza finanziaria collettiva, principalmente grazie a donazioni aziendali. Si tratta di 100 milioni di dollari in più rispetto a quanto i principali strumenti di raccolta fondi dei partiti per le elezioni della Camera avessero raccolto fino a questo momento nel 2022.

Nonostante la raccolta fondi sia spoporzionalmente favorevole ai candidati che promettono di lavorare a una legge federale che superi quelle statali e ne invalidi i limiti, non è detto che questa sproporzione nella raccolta fondi si traduca necessariamente in voti.

I candidati pro deregulation, infatti, afferiscono per lo più al campo trumpiano, in questo momento in affanno nei sondaggi. Inoltre l’AI, secondo un’indagine di Pew research, risulta straordinariamente impopolare, quindi è difficile che la sua deregulation possa diventare, nei prossimi mesi, un tema in grado di mobilitari gli elettori. Al contrario potrebbe diventare un tema in grado di mobilitare gli elettori desiderosi di fermarne, o almeno limitarne, potenza e pervasività.

Dal momento che l’AI è la Big Thing di questi ultimi anni in termini di investimenti e di rendimenti finanziari sulle borse (di fatto sostiene quasi da sola la crescita del Nasdaq, anche se c’è chi teme si tratti di una bolla), il tema avrà importanti ripercussioni finanziarie ed economiche.

E adesso?

Conoscere l’esito delle elezioni, in questo momento è impossibile. Ma i sondaggi danno un consistente vantaggio ai candidati anti trumpiani, cosa che potrebbe rendere verosimile un cambio di maggioranza alla Camera e, forse, anche al senato. Inoltre, la spinta a favore di una AI poco regolamentata, mal si concilia con l’animo conservatore e per certi aspetti retrivo della base MAGA.

Detto questo non è detto che, a motivo dell’altezza della posta in gioco finanziaria e tecnologica, un Congresso democratico spinga, automaticamente, per un ‘modello europeo’.

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