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La reazione dei MAGA alla guerra in Iran

4 min di lettura

Cosa è successo

Nelle ore successive agli attacchi di USA e Israele all’Iran, negli Stati Uniti sono stati pubblicati due sondaggi relativi al favore degli elettori statunitensi rispetto agli attacchi: il primo, di Ipsos/Reuters, rivela che solo il 27% degli americani è favorevole a questa operazione, mentre il 43% li condanna fermamente; il secondo, redatto da CNN, stima che a essere fortemente contrari all’attacco sarebbe addirittura il 59% degli americani e ad appoggiarlo sarebbe circa il 41%, ma se si parla di operazione "boots on the ground", ossia con il coinvolgimento diretto di soldati USA in un’operazione di terra, “solo il 12% sarebbe favorevole all'invio di truppe di terra statunitensi in Iran”.

Perché è importante

Questi dati sono interessanti sia perché mettono in luce come l’opposizione USA all’operazione in Iran sia ampia e trasversale, sia perché, nel campione, sono stati coinvolti elettori MAGA, ossia forti e convinti sostenitori del Presidente Trump. Si tratta di un elemento interessante, perché una delle ragioni di maggiore popolarità del Presidente era la sua promessa che non solo non avrebbe avviato nuove guerre, ma che avrebbe portato avanti una politica di “America First”, ossia di isolazionismo completo degli USA che, sotto la sua presidenza, aveva detto, si sarebbero disinteressati delle faccende estere, a partire dall’Ucraina, che più volte Trump ha definito ‘la guerra di Biden’.

E adesso?

A un anno e un mese dall’insediamento della seconda presidenza Trump, però, le cose sembrano andate diversamente. Anzi, la presidenza Trump sembra particolarmente attiva all’estero, tanto che si contano 7 azioni militari USA da gennaio 2025, oltre a un evidente attivismo diplomatico che, se da un lato ha portato al cessate il fuoco a Gaza, dall’altro ha portato, per esempio, alla crisi con l’UE in merito alla Groenlandia. Quindi, alla luce di tutto questo, quel che è interessante provare a comprendere, soprattutto in considerazione del fatto che a novembre si voterà per le cruciali elezioni di metà mandato, è quanto e come il fatto che Trump sia venuto meno alla sua promessa di chiamarsi fuori dalle cose del resto del mondo abbia intaccato la sua base. E fino a questo momento potrebbe averlo fatto poco. Sì, è possibile che alcuni sostenitori MAGA non siano particolarmente soddisfatti delle decisioni prese dal loro Presidente (e anzi, in tal senso si sono levate le voci sdegnate di opinion maker come Tucker Carlson) ma non è detto che questa insoddisfazione sia tale da convincerli a cambiare il loro voto scegliendo candidati democratici o ad astenersi, favorendo indirettamente i dem. La base elettorale MAGA, infatti, in questi anni, ha rivelato due caratteristiche evidenti: quella di essere molto compatta e resiliente nella sua fiducia nel leader, ma, allo stesso tempo, di non essere particolarmente estesa. La vittoria nel voto popolare di Trump, infatti, è da attribuire più all’insoddisfazione di alcuni moderati democratici rispetto alla gestione dell’economia da parte di Biden che a un’effettiva crescita della popolarità di Trump (da sempre piuttosto ridotta). In pratica nel 2024 Trump ha vinto non tanto perché ha convinto più elettori, ma perché i democratici ne hanno convinti meno, e questo ha indirettamente ampliato la base elettorale di Trump. Quindi, quel che è possibile è che lo ‘zoccolo duro’ dell’elettorato trumpiano non subirà particolari smottamenti dalla scelta del Presidente di intervenire in Iran, trovando, anzi, giustificazioni e ragioni a suo favore, interpretandolo magari come un intervento fatto per garantire la sicurezza degli USA (e dunque, indirettamente, mantenere la promessa di ‘isolazionismo’). D’altra parte però è possibile che l’operazione allontani la parte meno coriacea e più mobile dell’elettorato che ha condotto Trump al bis, allontanandola dal Presidente e dai repubblicani, minando le sue reali possibilità di successo alle elezioni di metà mandato.

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