News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
La Polonia costruirà il primo sistema anti droni dell’UE
Cos’è successo
Varsavia ha annunciato l’avvio della costruzione di quello che ha definito il sistema anti-drone più avanzato d'Europa. La decisione si colloca in un quadro coerente di cui fanno parte:
- Lo sforzo bellico polacco, dal momento che ad oggi, la Polonia è sia il Paese UE sia il Paese NATO con la più alta percentuale di PIL dedicato alla spesa bellica;
- Il fatto che la Polonia si trovi in una posizione particolare dal punto di vista geografico che la rende ipoteticamente preda di un’azione di terra russa, qualora l’Ucraina dovesse cadere (scenario che ad oggi appare comunque possibile anche se lontano nel tempo);
- Il fatto che lo scorso settembre la Polonia sia stata oggetto di incursioni di droni russi (tra l’altro proprio nel giorno in cui era previsto il discorso sullo stato dell’unione di Ursula von der Leyen);
- Il fatto che dalla fine del 2025 la Polonia sia oggetto di frequenti incursioni di ‘palloni’ bielorussi.
Secondo il Financial Times: “Il sistema polacco, denominato San, è sviluppato da un consorzio polacco-norvegese e dovrebbe costare circa 3,5 miliardi di euro. Sarà finanziato con prestiti UE assegnati a Varsavia nell'ambito del nuovo programma Safe dell'UE, progettato per aumentare la produzione di armi in Europa per contrastare l'aggressione russa. San sarà composto da 18 batterie mobili anti-drone, ciascuna dotata di sensori ed effettori collegati a un sistema di comando centrale. Componenti radar e mitragliatrici montati su centinaia di veicoli pattuglieranno il confine polacco e si collegheranno ai sistemi di difesa nazionali e alleati".
Perché è importante
Perché la violazione, sostanzialmente impunita, dello spazio aereo europeo mediante droni ha reso evidente, più di quanto già non fosse, l’impreparazione in senso bellico dell’UE, priva non tanto e non solo di munizioni e artiglieria, ma soprattutto di tecnologie adeguate alla guerra moderna. Infatti, al momento delle incursioni russe nei cieli polacchi, lo scorso settembre, le forze polacche (e più in generale europee) dovettero rispondere tramite aeronautica. Il che, tradotto, significa che per abbattere droni da poche migliaia di euro, furono usati missili del costo di milioni. Una sproporzione logistica che, in un contesto di guerra, si può trasformare in una sproporzione strategica determinante. Di qui, l’annuncio, proprio nel discorso sullo stato dell’Unione, di Ursula von der Leyen di avviare la costruzione di un ‘muro anti droni’ il cui primo tassello, a questo punto sembra essere quello polacco.
Non solo: la crisi iraniana, e l’incursione di droni nel territorio UE a Cipro ha reso se possibile più urgente sanare le lacune tecnologiche dell’UE.
E adesso?
La realizzazione del sistema anti droni potrebbe richiedere almeno un anno e potrebbe rappresentare un importante asset nella difesa europea, al momento, come dicevamo, piuttosto sguarnita. Allo stesso tempo però la sua messa in opera potrebbe incontrare alcune difficoltà legate in particolare alla politica interna polacca e all’opposizione anti UE (se non addirittura filoputiniana, almeno indirettamente) del partito PiS che si oppone all'utilizzo da parte di Varsavia di prestiti UE, sostenendo che ciò darebbe a Bruxelles voce in capitolo nelle decisioni sugli appalti pubblici polacchi. Sulla scia di questa presa di posizione, il presidente Karol Nawrocki, esponente di PiS, ha detto che potrebbe porre il veto a qualunque decisione militare preveda finanziamenti europei. Una decisione che potrebbe costringere Varsavia a utilizzare le riserve della banca centrale polacca come fonte di finanziamento più economica.