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La politica climatica dell’UE ha un problema: non esiste

3 min di lettura

La politica climatica dell’UE ha un problema: non esiste. Al suo posto, come al solito, ce ne sono 27.

Un recente report di Bruegel si è dedicato alla frammentazione della politica climatica dell'Unione Europea. Si tratta di un tema di grande rilievo, perché, da un lato, dal 2020 in poi, la politica climatica del Green Deal è il fiore all’occhiello dell’UE, un tema su cui l’Unione è all’avanguardia a livello mondiale. Dall’altro, però, come mette bene in luce questo report, è un tema su quale, proprio per la sua rilevanza, la frammentazione politica e istituzionale dell’Unione è deflagrata. Secondo il report, il fatto che l’applicazione delle norme del Green Deal sia delegata agli Stati membri ne rende l’applicazione inefficiente, costosa e difficile da gestire. Secondo il report la politica climatica dell'UE si è evoluta in modo settoriale, aggiungendo nuovi strumenti senza sostituire i precedenti. Questo ha creato un sistema complesso in cui convivono meccanismi basati sul mercato e strumenti non di mercato. Questa architettura frammentata era giustificata in passato per gestire le sfide distributive iniziali. Tuttavia, con l'aumento delle ambizioni al 2040, il mantenimento di queste differenze tra Stati comporta rischi di distorsione economica.

La proposta centrale del report è quella di mantenere il principio cardine della transizione, ossia il costo progressivamente sempre più alto delle ‘quote di carbonio’ ETS, nel pilastro centrale. Ma di farlo all’interno di un sistema unificato che, secondo Bruegel, favorirebbe investimenti efficienti. Per questo, secondo l’istituto di ricerca economica, il passaggio da una struttura frammentata a una unificata è essenziale per la resilienza politica ed economica del Green Deal europeo. Questo per tre ragioni:

  • Impegno Politico: È necessario un segnale chiaro sulla convergenza futura per scoraggiare investimenti privati in attività di puro arbitraggio, che a lungo (e pure medio) andare lederebbero l’efficienza dell’impianto.
  • Semplicità e Flessibilità: Questi obiettivi non devono tradursi in un indebolimento dell'ambizione climatica, ma in una migliore allocazione delle risorse scarse (terra, energia, capitale).
  • Governance: Potrebbe essere necessaria una nuova istituzione, come una "Banca Centrale del Carbonio Europea", per gestire le riserve di certificati, i rischi di responsabilità delle rimozioni e i tassi di convergenza dei prezzi.

Così, secondo il report, su questo come su altri settori, l’UE rischia di schiantarsi contro la stessa complicatezza delle sue norme. L’UE si fonda sul principio che nessuna voce nazionale deve superare le altre, e che nessuna voce nazionale deve essere in qualche modo attutita da altre. Questo principio su cui l’Unione è stata fondata e sulla base del quale ha prosperato, rischia però a questo punto di lederne, o mortificarne l’azione, trasformandone ogni slancio legislativo in un nulla di fatto, destinato a frammentarsi in 27 rivoli. Il che, se ci si pensa, è l’esatto opposto dei principi UE.

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