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La milanese Bending Spoons si quota al Nasdaq con valutazione da oltre 18 mld, 29 dollari per azione

Cos’è successo
Bending Spoons, la software house milanese fondata nel 2013, debutta oggi al Nasdaq con il ticker BSP — prima azienda tech italiana nativa digitale a quotarsi in America. Ha prezzato le azioni a 29 dollari, sopra la forchetta indicata di 26-28, per una valutazione di circa 18,4 miliardi, due terzi in più rispetto agli 11 di otto mesi fa. In buona sostanza, Bending Spoons compra vecchi marchi noti di Internet — AOL, Vimeo, Evernote, WeTransfer — stanchi ma ancora amati, e li rimette a reddito.
Dei circa $1,68 miliardi raccolti, però, meno di un miliardo entrerà davvero in azienda, con il resto ai soci storici che vendono le proprie quote (tra loro il fondo Baillie Gifford). I quattro fondatori quarantenni diventano miliardari e non venderanno nulla, e con una classe speciale di azioni che pesa più voti terranno l'82% dei diritti di voto pur avendo “solo” il 48% del capitale.
Perché conta
Bending Spoons è quasi il rovescio della febbre da AI. Mentre il mercato paga cifre da capogiro per il futuro — SpaceX a 1,77 trilioni, Anthropic e OpenAI verso le loro mega-quotazioni — lei compra il passato, e lo paga poco proprio anche perché il boom dell'AI ha contribuito a svalutarlo. Poi, con l'AI, lo rimette sulle proprie gambe — e guadagna.
- Il boom AI ha tirato capitali e talenti verso i nuovi modelli, deprezzando il software "vecchio": una generazione di aziende nate prima dell'AI si ritrova senza compratori, e Bending Spoons le raccoglie a sconto. E con l’AI ne taglia anche i costi: nel primo trimestre 2026, l’azienda dice che il 90% del suo codice l'ha scritto, (in parte o del tutto) l'intelligenza artificiale; e che contestualmente il fatturato per dipendente è raddoppiato in due anni. Il CEO Luca Ferrari in persona teme che, almeno in parte, l'AI sia una bolla — "i più moriranno come nel dot-com" — ma l’uso più snello per far rendere i sopravvissuti sembra, almeno per il momento, sostenibile;
- A Wall Street lo chiamano roll-up: comprare molte aziende una dopo l'altra e impilarle sotto lo stesso tetto. Bending Spoons prende un'app dalla base di utenti fedele ma trascurata, taglia il personale, alza i prezzi degli abbonamenti, e la tiene per la cassa senza rivenderla mai — il manuale del private equity, la finanza che compra e ristruttura aziende, applicato al software. La crescita, così, è comprata: i 500 milioni di utenti mensili (111 nel 2023) arrivano quasi tutti dalle acquisizioni, non dai prodotti che migliorano da soli;
- Ma il metodo funziona. Nel primo trimestre l'azienda ha fatturato $601 milioni, il doppio di un anno prima, girando una perdita di $112 milioni in un utile di $28. Poggia però su due gambe potenzialmente fragili. Una è il debito, cioè i $4,4 miliardi presi in prestito per comprare e che i soldi dell'IPO — che servono a comprare ancora — non ridurranno (la leva, cioè l'uso del debito per moltiplicare le scommesse, qui è il modello stesso, come appunto in un fondo di private equity). L'altra è che il profitto esibito è spesso "rettificato": ripulito dai costi giudicati straordinari, e perciò più roseo di quello reale.
Adesso
- Che il prezzo sia uscito sopra la forchetta dice che i grandi fondi ci credono. Ma un balzo del 67% costruito su un solo trimestre in utile va ancora dimostrato: i primi bilanci da quotata saranno un primo test vero — se il metodo si mantiene quando cresce la scala, se le mega-acquisizioni si integrano, se gli utenti restano (e crescono) invece di scappare;
- E a scappare, alcuni, ci provano — è il costo umano del metodo che diventa rischio d'impresa. Svuotare marchi amati genera contraccolpi: quando Bending Spoons ha comprato Vimeo, ad esempio, i fondatori di StreamYard (un'altra sua preda) hanno messo 10 milioni in Livid, uno strumento gratuito per aiutare gli utenti a portare via i propri video. È verosimile immaginare che più le operazioni si faranno grandi (e l’azienda dice di aver individuato oltre mille potenziali aziende target tra cui scegliere, molte delle quali con oltre $1 miliardo di fatturato) più quei contraccolpi si potranno moltiplicare;
- L’avventura americana di Bending Spoons ha, naturalmente, anche un retrogusto amaro per l’Europa — e l’Italia nello specifico. Il fatto che l’azienda si sia quotata al Nasdaq non è solo un indice di sicurezza nel proprio modello di business e nei propri vettori di crescita, ma un segnale che per sfruttare gli stessi l’unico moltiplicatore possibile si trovava al di là dell’oceano. Difficile capire quando (se?) ci sarà un’altra Bending Spoons; ancor di più se ci saranno i presupposti per farla fiorire in casa.