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La guerra silenziosa sopra l’Europa: scudi spaziali contro la minaccia russa
Cosa è successo?
Nelle ultime settimane, alcuni satelliti russi della serie Luch si sarebbero avvicinati in modo anomalo a satelliti europei strategici. Non per errore: si tratta di “proximity operations”, manovre a poche decine di chilometri in orbite dove operano circa 500 satelliti attivi.
Tra i casi sensibili c’è anche l’Italia. Già nel 2018 la Francia denunciò un tentativo di spionaggio ai danni di Athena-Fidus, il satellite franco-italiano per comunicazioni militari sicure. Oggi il timore è che non siano episodi isolati, ma parte di una strategia più ampia.
Avvicinarsi così tanto significa poter intercettare dati, captare segnali o disturbare le comunicazioni: non serve distruggere un satellite per neutralizzarlo, basta comprometterne il segnale.
Perché è importante?
Secondo l’ESA, oltre il 60% delle comunicazioni governative strategiche europee si appoggia a infrastrutture satellitari. L’Europa gestisce direttamente centinaia di asset spaziali, mentre la Russia dispone di circa 170 satelliti militari e dual-use, con capacità crescenti di manovra in orbita.
Il rischio non è solo lo spionaggio (che già rappresenta una minaccia concreta) ma l’interferenza attiva. Anche un degrado temporaneo delle comunicazioni può avere effetti concreti su operazioni militari, missioni diplomatiche o gestione di crisi.
E adesso?
Il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, ha dichiarato che prendere di mira satelliti europei è qualcosa che la Russia fa “da anni, se non da decenni” e che l’Unione è “molto consapevole” del rischio di intercettazioni. Il messaggio è netto: “Sappiamo che la Russia lo sta facendo e siamo pronti a contrastarlo”.
Sul piano operativo, Bruxelles cita innanzitutto Galileo, il sistema europeo di navigazione satellitare, che dispone di capacità di rilevamento e protezione contro interferenze. Ma non solo.
La Commissione ha inserito nella nuova roadmap per la difesa quattro grandi “progetti faro”, tra cui figurano anche gli scudi spaziali europei, un sistema pensato per rafforzare la protezione delle infrastrutture orbitali dell’Unione.
L’obiettivo è sviluppare, insieme agli Stati membri, strumenti di monitoraggio avanzato, resilienza dei satelliti e capacità di risposta a interferenze o minacce in orbita.