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La Francia è la prima in Ue a vietare i social agli under 15 e ora almeno altri 8 Paesi europei accelerano la stretta

4 min di lettura
La Francia è la prima in Ue a vietare i social agli under 15 e ora almeno altri 8 Paesi europei accelerano la stretta

Cos’è successo

Il Parlamento francese ha approvato definitivamente il blocco ai social per gli under 15, il primo divieto nazionale generalizzato nell'Ue. Dal 1° settembre i minori di 15 anni non potranno aprire nuovi account; le piattaforme avranno altri quattro mesi, fino a gennaio 2027, per chiudere quelli esistenti. Restano esclusi enciclopedie online e servizi educativi o scientifici; la stessa legge estende alle superiori il divieto degli smartphone già in vigore nelle scuole primarie e medie.

Prima dell'entrata in vigore dovrà pronunciarsi il Consiglio costituzionale. Il controllo dell'età spetterà alle piattaforme, attraverso sistemi approvati dalla CNIL, l'autorità francese per la privacy; secondo la ministra del Digitale, nei primi quattro mesi la verifica dovrebbe coinvolgere tutti gli utenti. Parigi ci aveva già provato nel 2023, imponendo il consenso dei genitori sotto i 15 anni, ma il decreto applicativo non arrivò mai, dopo che Bruxelles contestò sia la sovrapposizione con il Digital Services Act (DSA) sia la mancata notifica preventiva alla Commissione. Le osservazioni europee hanno costretto il Parlamento a correggere anche il nuovo testo prima del voto finale.

Perché conta

Il voto francese porta per la prima volta dentro l'Ue una misura che, con soglie e tempi diversi, sta già prendendo forma in buona parte del continente. Alcuni governi hanno fissato anche il calendario — 15 anni da gennaio 2027 in Grecia, 16 dalla prossima primavera nel Regno Unito — pur senza avere completato le leggi. In Austria si discute del divieto ai minori di 14 anni. Spagna, Norvegia, Slovenia e Polonia preparano i rispettivi interventi; la Danimarca ha raggiunto un accordo politico, mentre Italia e Portogallo restano allo stadio delle proposte. Berlino aspetta una commissione di esperti e, in Irlanda, una commissione parlamentare ha sconsigliato il divieto.

  • Parigi ha scelto un divieto generalizzato, mentre l'accordo danese consentirebbe l'accesso dai 13 anni con l'autorizzazione dei genitori; Londra accompagnerà la soglia dei 16 con restrizioni ulteriori anche per i diciassettenni. Il panel europeo incaricato dalla presidente Ursula von der Leyen propone invece una soluzione ancora diversa: sotto i 13 anni, niente accesso autonomo ai social; dai 13 ai 18, poi, autonomia graduale soltanto su servizi adatti all'età e sicuri per impostazione predefinita;
  • Per applicare qualunque soglia, l'età deve diventare una credenziale di accesso. Bruxelles considera ormai pronta per l'uso una soluzione comune, che i Paesi possono adattare in un'app nazionale oppure integrare nei portafogli europei di identità digitale. Il sistema verifica l'età partendo da un documento o dall'identità elettronica e comunica alla piattaforma soltanto se l'utente supera il limite richiesto, senza rivelarne l'identità. La Francia è tra i Paesi che lo stanno adattando, ma il primo rilascio del codice aveva mostrato falle importanti. La promessa di tutelare la privacy dovrà reggere su scala nazionale, quando a identificarsi non saranno più soltanto i minori;
  • In uno studio sull’Australia pubblicato sul British Medical Journal, tre mesi dopo l'introduzione del divieto under 16 oltre l'85% dei partecipanti minorenni utilizzava ancora almeno una delle piattaforme interessate, prevalentemente attraverso il proprio account. Soltanto due terzi avevano incontrato una verifica dell'età, spesso limitata all'autodichiarazione o a un selfie. La rilevazione è preliminare e si basa sui 408 adolescenti arrivati al follow-up, ma fotografa comunque la distanza tra la soglia fissata per legge e i controlli incontrati dagli utenti.

Adesso

  • Il Consiglio costituzionale dovrà pronunciarsi prima dell'entrata in vigore, mentre le piattaforme avranno tempo fino al 1° settembre per adottare strumenti di verifica approvati; entro gennaio dovranno poi riconoscere e chiudere anche gli account già esistenti. Il calendario voluto da Macron, in pratica, vuole comprimere in pochi mesi un lavoro che il tentativo del 2023 non era riuscito nemmeno ad avviare;
  • Dopo l'estate arriveranno le proposte della Commissione. Il DSA affida a Bruxelles la supervisione delle piattaforme più grandi e limita lo spazio per obblighi nazionali incompatibili: soglie diverse possono convivere, ma verifica dell'età ed enforcement difficilmente funzioneranno attraverso ventisette architetture separate. Con una legge già approvata sul tavolo, la Francia sta cercando di accelerare proprio la risposta europea;
  • In Francia non rischiano sanzioni né i minori né i genitori; il testo non ne fissa di esplicite neppure per le piattaforme, pur affidando loro il controllo dell'età e la chiusura degli account. L'effetto del divieto dipenderà così dalla pressione dei regolatori nazionali e, sui grandi operatori, dall'enforcement europeo previsto dal DSA. La tensione più difficile, tuttavia, rimane — e cioè proteggere i minori senza rendere l'identificazione degli adulti la nuova condizione ordinaria per entrare online.

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