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La Corea del Sud investe 518 mld di dollari in nuove fabbriche di memoria per rafforzare il dominio sui chip senza cui l'AI mondiale non gira

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La Corea del Sud investe 518 mld di dollari in nuove fabbriche di memoria per rafforzare il dominio sui chip senza cui l'AI mondiale non gira

Cos’è successo

Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha annunciato lunedì i "tre mega-progetti per il grande salto in avanti" — semiconduttori, data center AI e robotica. Il nucleo: 800 mila miliardi di won (circa 518 miliardi di dollari) perché Samsung e SK Hynix costruiscano due nuove fabbriche di memoria, ciascuna nel sud-ovest del Paese. È solo una parte di un programma decennale che, con packaging, data center e AI fisica, supera gli $880 miliardi complessivi.

Le due aziende controllano insieme circa l'80% del mercato mondiale dell'HBM, la memoria ad alta banda che lavora accanto alle GPU, oggi il principale freno alla corsa dell'AI. In Borsa i titoli sono scesi in giornata — Samsung −4,7%, SK Hynix −2,7% — sotto il peso degli investimenti, prima che l'indice Kospi recuperasse.

Perché conta

Seul sta sostanzialmente mettendo soldi veri — mezzo trilione di dollari — sull'ipotesi che la fame di memoria dell'AI sia strutturale e non un picco di ciclo, raddoppiando proprio sull'anello della catena in cui è già decisiva.

  • Sul piano industriale, benché indubbiamente ambizioso, l’investimento ha senso. La memoria oggi scarseggia davvero, e l'export coreano è cresciuto del 61% su base annua a giugno: il passo più forte dal 1978, coi soli chip a +188% e ormai il 41% delle esportazioni (contestualmente, la settimana scorsa, Apple ha alzato i prezzi di Mac e iPad dando la colpa al costo "insostenibile" della memoria). Chi domina l'HBM — SK Hynix è il primo fornitore di Nvidia — ha tutto l'interesse a scavare più a fondo quel fossato;
  • Ma è anche un azzardo, e di un tipo noto. Mezzo trilione di capacità dovrebbe entrare in linea a metà anni Trenta, e la storia della memoria è fatta di eccessi: la nuova offerta arriva in due-tre anni, spesso proprio quando la domanda inizia a calare, avverte Morningstar. I titoli giù in giornata sono gli investitori che pesano l'impatto degli investimenti sui margini. È, sul lato dell'offerta, la stessa scommessa vista sul lato della domanda con SoftBank e OpenAI: tutti puntano che la corsa a costruire infrastruttura per l'AI continui a crescere fino al 2030 (e oltre). Il rischio, insomma, seppur giustificato non è certo illusorio;
  • C'è poi il modo in cui il piano è disegnato. Le fab non vanno dove l'ecosistema dei chip esiste già, a sud di Seul, ma nel sud-ovest dell'Honam — la roccaforte elettorale di Lee, dove l'85% ha votato per lui. L'opposizione grida al favoritismo; e Lee stesso ammette che le aziende, "dal punto di vista di crescita e profitto", preferirebbero restare vicino alla capitale, ma che "lo sviluppo regionale bilanciato è cruciale" — e promette sussidi e sgravi per convincerle. Una strategia da campione nazionale instradata dalla mappa dei voti, col rischio di intralciare la competitività che invoca: ingegneri restii a trasferirsi, una filiera da ricucire lontano dal resto.

Adesso

  • Quel vantaggio è anche geopolitico: senza l'HBM di SK Hynix e Samsung, Nvidia non costruisce i suoi acceleratori, e questo rende la Corea indispensabile all'AI mondiale mentre Washington e Pechino si contendono i chip. Rafforzarlo in patria è un'assicurazione — tanto più che le due aziende stanno aprendo fab anche negli Stati Uniti, sotto la spinta di Trump a riportarvi la produzione. Lee difende in casa il primato che intanto esporta;
  • Nel breve termine, in cui contano i tempi e i segnali, il governo promette di accorciare l'iter "dalla licenza al cantiere", il nodo per non arrivare tardi; e gli investitori aspettano un pacchetto di misure più ampio. Il primo riscontro è mercoledì, quando Seul pubblicherà i dati sul commercio di giugno che certificheranno se la corsa dei chip stia ancora accelerando (spoiler: quasi certamente sì);
  • Oltre la memoria, nel piano c'è la gamba al tempo stesso più ambiziosa e più acerba: l'AI fisica. Seul vuole portare la propria quota di robot umanoidi dall'1% al 20% mondiale, in funzione anti-Cina, con Hyundai già impegnata su un polo dedicato. Sulla memoria la Corea difende una posizione di forza; sull'AI fisica parte da numeri modesti, e deve ancora dimostrare di saperci stare. Intanto, però, i soldi ci sono.

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