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La cooperazione con gli Stati Uniti nell’AI è fondamentale anche per l'Europa

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La cooperazione con gli Stati Uniti nell’AI è fondamentale anche per l'Europa

Cos’è successo

Nel corso degli ultimi mesi, l’evoluzione nelle capability dei modelli di intelligenza artificiale ha segnato uno stacco netto rispetto ai sistemi precedenti. Si stanno verificando al contempo due cose: AI più intelligenti vengono progettate con anticipo rispetto alle tabelle di marcia, alzando i ritmi tra un rilascio e l’altro, e migliorano soprattutto le capacità agentiche, senza supervisione. Da chatbot in grado di rispondere a domande ci siamo già mossi nel terreno di AI capaci, appunto, di agire, compiendo azioni anche largamente autonome nel mondo (digitale) reale. Uno dei domini in cui hanno già dimostrato sconcertante dimestichezza è quello della cybersicurezza, allertando recentemente i governi, le istituzioni e le maggiori imprese di mezzo mondo.

Al netto di una competizione agguerrita dalla Cina, tutti i modelli di frontiera arrivano dagli Stati Uniti. Quello principale è Claude Mythos, il più potente finora costruito da Anthropic e per questo motivo ancora reso disponibile solo ad una cerchia ristretta di attori selezionati (pubblici e privati) nel programma “Glasswing”. Avervi accesso, per noi europei, è un imperativo — e un problema da risolvere anche con una certa urgenza.

Perché conta

  • La stack tecnologica su cui sono costruiti enormi pezzi della nostra infrastruttura digitale — cioè l'insieme di tecnologie, software, framework, database e infrastrutture hardware che fanno da base all’AI — è di provenienza americana. I sistemi operativi e i software critici che gestiscono i cablaggi digitali su un piano civile, finanziario, militare, industriale, sanitario etc. dipendono, in larga parte, da software e cloud non proprietari;
  • Per un sistema europeo è ormai già virtualmente impossibile competere nella scala di capitale e compute del regime corrente in tempi sostenibili — la sola Mistral avrebbe forse una chance, ma ci vorrebbero soldi e talento di cui non dispone e anni di tempo per via del gap già enorme e crescente. Modelli come Claude Mythos, però, rappresentano una nuova base, non un tetto; e la loro abilità di trovare falle (i cosiddetti “zero days”) e sfruttarle per scopi nefasti è già una realtà oggi. I sistemi del prossimo, imminente futuro, purtroppo non faranno altro che esacerbare il problema — anche (e soprattutto) al di fuori del perimetro occidentale;
  • Godere di un’indiretta protezione americana, in questo, fa gioco anche a chi sta da questa parte dell’Atlantico: quando Mythos e le future AI verranno usate per scopo difensivo, le fortificazioni digitali si trasferiranno automaticamente anche qua, rendendoci meno vulnerabili ad attacchi di terzi (dalla stessa Cina alla Corea del Nord, passando per la Russia, l’Iran, e qualunque attore avverso).

Adesso

  • Il fatto che questo implichi che i dati dei cittadini europei continuino a essere trasportati oltreoceano non sfugge, ma la realtà non è un supermercato dove si acquista ciò che si vuole. Trent’anni di legame transatlantico ci impongono di ragionare sui compromessi a noi disponibili. E, quand'anche ci fosse la volontà politica comune di immolarsi sul piano della privacy (sacrosanto) o su uno strettamente ideologico (decisamente meno), non avremmo comunque gli strumenti tecnici per affrancarci realmente;
  • Le istituzioni nostrane sembrano essersi rese conto del cortocircuito logico derivato dalle velleità di “sovranità digitale”, con il ministro per gli Affari digitali tedesco tra i primi ad invocare un “AI Security & Safety Institute”, che potrebbe obbligare aziende come Anthropic a fornire l’accesso ai modelli di frontiera;
  • Un’ironia così forte che basterebbe a riempire ogni stanza in cui l’AI Act sia stato anche solo nominato. Ma ripiomba immediatamente nella serietà dei rischi che le AI Mythos-class pongono alla sicurezza nazionale stessa degli stati. Rafforzare la cooperazione internazionale con l’alleato storico, anche volendo vederla da una distorta lettura sovranista, rimane l’opzione più saggia.

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