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La Cina espande l'export di prodotti petroliferi a 800 mila tonnellate per riempire i vuoti energetici causati dalla guerra nel Golfo e accrescere la sua influenza

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La Cina espande l'export di prodotti petroliferi a 800 mila tonnellate per riempire i vuoti energetici causati dalla guerra nel Golfo e accrescere la sua influenza

Cos’è successo

La Cina ha deciso di raddoppiare i propri flussi all'estero di prodotti petroliferi raffinati per il mese di luglio, portando il limite massimo a 800 mila tonnellate a fronte delle circa 400-500 mila tonnellate registrate nei mesi precedenti. Secondo quanto riferito da fonti industriali a Reuters, la mossa di Pechino punta a immettere sul mercato regionale massicce dosi di diesel e jet fuel, proprio mentre gli altri raffinatori dell'area asiatica sono costretti a tagliare la produzione.

La carenza di greggio provocata dal conflitto israelo-statunitense contro l'Iran, e dal conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, ha infatti messo in ginocchio l'approvvigionamento energetico di molti partner commerciali asiatici. Con questa decisione, Pechino rimuove inoltre ogni restrizione sulle destinazioni geografiche delle merci, invertendo radicalmente la rotta protezionistica avviata a marzo scorso, quando aveva blindato le riserve nazionali per paura degli shock causati dalla guerra. Ora, dunque, si ritrova nella particolare posizione di avere le riserve piene.

Perché conta

I dettagli tecnici dell'operazione e le dinamiche dei flussi verso i mercati esteri chiariscono la portata strategica del piano:

  • Il governo di Pechino ha stabilito il nuovo tetto a 800 mila tonnellate metriche complessive durante un vertice straordinario con i vertici dei colossi della raffinazione statale;
  • La quota principale dei volumi rilasciati sui mercati sarà allocata sui segmenti del gasolio e del carburante per aerei, lasciando invariati i margini di guadagno dei raffinatori cinesi;
  • I flussi diretti verso Hong Kong e Macao rimarranno agganciati alla quota fissa di circa 900 mila tonnellate, dal momento che Pechino tratta queste regioni amministrative speciali come mercati interni prioritari, esentandoli dai vincoli e dai tagli applicati invece alle rotte internazionali.

Adesso

  • A livello interno, la misura funge da valvola di sfogo economico per le raffinerie di Stato cinesi, fortemente penalizzate dalla contrazione delle vendite sul mercato domestico – legato in parte al boom travolgente dei veicoli elettrici - e ora autorizzate a riversare le eccedenze sui mercati esteri, garantendosi flussi stabili di valuta pregiata;
  • A livello regionale, l'iniezione di carburanti cinesi mitiga la scarsità di offerta e calma i prezzi di diesel e jet fuel in tutta l'Asia orientale, colmando i vuoti lasciati dai concorrenti giapponesi e sudcoreani e ponendo di fatto Pechino nel ruolo di “ancora di salvezza” per le economie vicine;
  • A livello internazionale, la decisione si configura come una precisa operazione di soft power, attraverso la quale la Cina dimostra di saper garantire l'ordine economico e la sicurezza energetica in Asia, contrapponendo la propria capacità di stabilizzazione globale all'instabilità generata dalle campagne militari americane.

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