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L'Ue vuole ridurre la dipendenza da cloud e data center Usa ma destina solo 2 mld in sette anni per costruire alternative europee

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L'Ue vuole ridurre la dipendenza da cloud e data center Usa ma destina solo 2 mld in sette anni per costruire alternative europee

Cos’è successo

La Commissione europea ha presentato il Technological Sovereignty Package, quattro proposte (un Chips Act 2.0, il Cloud and AI Development Act, una strategia open source e una roadmap su data center ed energia) pensate per ridurre una dipendenza dall'estero che supera l'80%. Il cuore politico è il CADA (Cloud Act Due Diligence Act): imporrà agli Stati una “valutazione del rischio di sovranità” sui fornitori cloud e una classificazione in quattro livelli, fino a escludere di fatto i provider non europei dai settori pubblici più sensibili.

Dietro ci sono il timore del “kill switch” — il CLOUD Act che obbliga le aziende americane a consegnare dati anche se ospitati in Europa — e un calendario che vede il Parlamento votare a metà giugno, a ridosso della scadenza del 4 luglio fissata da Trump per l'accordo commerciale. Il pacchetto arriva poi il giorno dopo una notizia scomoda, il flop del piano flagship da 20 mld sulle gigafactory di AI, impantanato tra gara slittata e fondi che basteranno sì e no per due centri su cinque.

Perché conta

Il pacchetto sembra confondere il gesto della sovranità con la sua sostanza. Escludere, certificare e imporre il "made-in-EU" sugli appalti critici è la parte che con una legge si può scrivere subito; costruire capacità, domanda e infrastruttura su scala è però quella che servirebbe veramente, e la più lenta e sottofinanziata. Il baricentro cade sul primo gruppo, proprio dove l'Europa ha meno margine.

  • Il CADA punta l'esclusione dove la dipendenza è massima e meno rimpiazzabile, cioè il cloud critico (con Amazon, Microsoft e Google a oltre il 70% del mercato europeo). La Commissione assicura che l'esclusione piena riguarderà appena l'1% dei servizi pubblici, i più sensibili — ma è proprio lì che alternative all'altezza non esistono. Come ricorda il think tank CEP, una sovranità fatta di preferenze d'appalto e certificazioni produce industrie protette, non competitive: la lezione, già vista, di pannelli solari e acciaio;
  • La direzione, poi, contraddice quello che l'Europa stessa ammetteva fino a poche settimane fa. A maggio Bruxelles e la BCE riconoscevano di non poter difendere banche, energia e sanità senza i modelli di frontiera americani, arrivando a corteggiare l'accesso a Claude Mythos. Il CADA riguarda il cloud, non quei modelli, ma la postura è la stessa, rovesciata; si legifera per spingere fuori i fornitori USA dai settori critici proprio nel dominio in cui la subalternità europea è più netta;
  • Le idee giuste nel pacchetto ci sono, come l'open source per non dipendere da un solo fornitore o gli “acceleratori di domanda” per trovare clienti alle future foundry. Ma sono sottodimensionate — al fondo per la manutenzione open source vanno appena €2 miliardi in sette anni, contro i 264 mld che l'Europa spende ogni anno in software proprietario americano. Il flop delle gigafactory mostra che il lato costruzione fatica a partire, mentre quello “regola ed escludi” procede spedito.

Adesso

  • Tra il voto di metà giugno, la scadenza del 4 luglio e il kill switch in prima pagina, il pacchetto parla a Washington e alle capitali quanto ai cittadini. E quasi tutto resta sospeso: gli Stati, che fanno la valutazione, possono anche non muovere nulla; l'industria americana teme invece l'opposto, cioè che il meccanismo dilaghi oltre il pubblico fino a banche ed energia. Quale dei due eccessi prevarrà lo dirà il negoziato con Consiglio e Parlamento;
  • Il rischio concreto è il solito autogol. Spingere fuori i provider americani dai settori critici mentre le alternative non esistono significherebbe privarsi dello strumento migliore proprio dove serve di più; e, come avverte l’analista di Sciences Po Leonardo Quattrucci (intervistato da Bloomberg), i grandi fornitori finirebbero per vendere altrove, lasciando gli europei con la tecnologia di seconda scelta. Sullo sfondo, la minaccia di ritorsioni americane sul digitale resta sul tavolo, con l'accordo commerciale ancora da chiudere;
  • La sovranità seria si misura in capacità: talento, capitale, scala, e una relazione atlantica da non bruciare. Dove l'Europa ha leve vere — open source, manifattura, infrastruttura per i propri bisogni — può e deve costruire qualcosa di solido; ma servono risorse e rapidità che il pacchetto, così finanziato e con questa tabella di marcia, non garantisce. Resta la diagnosi giusta, l'ennesima, scritta alla velocità sbagliata: quanto pesi davvero lo diranno i fondi del prossimo bilancio, dal 2028, e quanto le capitali useranno i nuovi livelli invece di limitarsi a esibirli.

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