News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
L’UE sanziona l’Italia per il ritardo nelle policy su casa green e plastica monouso
Cosa è successo
La Commissione europea ha deciso di far partire e di portare avanti due procedure d’infrazione contro l’Italia.
- La prima riguarda i ritardi nell’attuazione della direttiva sulla plastica monouso.
- La seconda riguarda il mancato rispetto della scadenza del 31/12/2025 per la presentazione delle bozze dei piani nazionali di ristrutturazione edilizia previsti dalla direttiva sulla prestazione energetica degli edifici.
Sullo stesso tema, è stata aperta procedura di infrazione anche per Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Italia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia
Perché è importante
Nel caso della direttiva casa green, perché per essa passa buona parte del Green Deal europeo. Questo perché, ad oggi:
- I consumi delle case sono responsabili di circa il 40% dei consumi energetici UE;
- I consumi energetici delle case UE sono responsabili di circa il 36% delle emissioni europee (il resto arriva per buona parte dall'allevamento e solo altre fette, meno rilevanti, dall'industria e dai trasporti);
- Circa il 10% della popolazione europea, più o meno 40 milioni di persone, è in condizione di povertà energetica.
Per questo, secondo la Commissione, i tempi per l’efficientamento energetico degli edifici devono essere i più brevi possibile. E per questo il ritardo è stato sanzionato.
Perché la loro presentazione “consente alla Commissione di valutare efficacemente la strategia di ciascuno Stato membro, garantendo che i piani definitivi siano completi, attuabili e in linea con gli obiettivi climatici ed energetici nazionali e dell’UE aggiornati”.
Per quel che invece riguarda la direttiva sulla plastica monouso la Commissione contesta all’Italia di “non aver recepito integralmente e correttamente” la normativa e di non aver introdotto una soglia minima per quanto riguarda la definizione di ‘plastica’, l’esenzione dei prodotti in plastica biodegradabile da determinate disposizioni e la limitazione della responsabilità dei produttori per la copertura dei costi di raccolta dei rifiuti.
Secondo la Commissione l’incompletezza del recepimento italiano della direttiva rischia di “compromettere l’approccio preventivo della direttiva e di portare potenzialmente a un aumento del rilascio di frammenti di plastica persistenti e microplastiche nell’ambiente”.
E adesso?
Ora l’Italia (insieme agli altri Paesi coinvolti nella sanzione per i ritardi sulla direttiva casa) hanno due mesi di tempo per rispondere e rispondere alle criticità sollevate da Bruxelles, che, in caso contrario, potrebbe decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'Unione europea.