News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
L’UE potrebbe ricavare 30 mila miliardi dai fondi pensione
Cosa è successo
L’UE (e in generale i Paesi europei) si trovano da tempo ad affrontare due grandi difficoltà: la prima legata all’invecchiamento della popolazione e al peso, sulle casse pubbliche, della previdenza; dall’altro quella di una certa difficoltà a reperire fondi pubblici da investire in innovazione, sviluppo e difesa. In merito alla soluzione di queste due differenti crisi, il giornale Economist ha pubblicato un’analisi che è, in un certo senso, l’uovo di Colombo, ossia trasformare i fondi previdenziali da meri conti di accumulo, o addirittura da meri fondi utili a fare fronte alla spesa corrente, in effettivi fondi di investimento, in grado di generare ricchezza, oltre che di accumularla e redistribuirla. Secondo il giornale oltre il 90% dei lavoratori versa contributi che vengono immediatamente girati ai pensionati correnti. Non c’è accumulo, non c’è investimento, solo un flusso di cassa che genera deficit strutturali pesanti, dal 2% del PIL tedesco fino al 6% di quello italiano.
Perché è importante
Perché secondo il giornale se la considerevole quantità di denaro liquido rinchiuso nei forzieri delle casse previdenziali dell’UE venisse trattato e gestito come tutti gli altri fondi finanziari, e dunque potesse essere investito e fatto fruttare, invece di essere usato come mera cassa, questo potrebbe portare non solo a generare nuova liquidità ma rendere, in un certo senso, autoconsistente la spesa per le pensioni, svincolandola dalla dipendenza dai contributi dei lavoratori giovani (che tra l’altro sono e saranno sempre meno). “I fondi pensione americani - scrive il giornale facendo un paragone tra la situazione UE e quella USA - gestiscono 43.000 miliardi di dollari di asset, equivalenti a quasi il 140% del PIL. Nell'UE nel suo complesso, la cifra supera di poco i 5.000 miliardi di dollari, meno del 30% del PIL. Un aumento di questa cifra potrebbe fare miracoli per i mercati dei capitali europei, ormai stagnanti”.
E adesso?
Il sistema pensionistico dei principali Paesi Europei, come Germania, Italia, e (soprattutto) Francia. L’impresa è tanto politicamente ardua, poiché va incontro a scontato malessere da parte della popolazione (emblematico in questo senso il caso della Francia), quanto economicamente indispensabile. Sia per la sostenibilità del sistema pensionistico, che in questi anni ha portato, in alcuni Paesi (come l’Italia) ad alzare l’età pensionabile, sia per la necessità di attingere a denaro liquido per altre voci di spesa, dal welfare alla difesa, in costante affanno. Secondo il giornale esempi virtuosi in tal senso ci sono già. E non solo negli USA (che comunque hanno un sistema previdenziale molto diverso da quello europeo). In tal senso un buon modello può essere quello di Svezia e Danimarca: Alcuni dati anomali dimostrano che le cose non devono necessariamente andare così. In proporzione al PIL, il patrimonio pensionistico della Svezia è all'incirca pari a quello degli Stati Uniti. Quelli di Paesi Bassi e Danimarca sono più elevati (vedi grafico). Almeno il 20% dei portafogli pensionistici di questi tre paesi è investito in azioni, mentre il resto è costituito principalmente da titoli di Stato e altri asset meno rischiosi. Gran parte di questo capitale azionario confluisce nelle imprese locali, il che contribuisce a spiegare perché i tre paesi abbiano alcuni dei mercati azionari più dinamici d'Europa”.