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L'Ue contesta a TikTok la sicurezza degli account dei minori, la piattaforma rischia una multa fino al 6% del fatturato

Cos’è successo
La Commissione europea ha comunicato a TikTok le conclusioni preliminari delle sue indagini: gli account dei minori violano il Digital Services Act (DSA), il regolamento Ue che obbliga le grandi piattaforme a disegnare i servizi attorno alla sicurezza degli utenti. Sotto accusa è il come quegli account nascono configurati, poiché un minore può renderlo pubblico ed esporre ciò che pubblica a chiunque, anche a chi TikTok non ce l'ha, e per i più grandi i video entrano nelle raccomandazioni del For You. Persino i profili "privati" restano rintracciabili dalle liste di follower altrui, foto compresa.
Bruxelles vuole che i contenuti di un minore siano visibili, di default, solo a chi lui accetta — mai a un pubblico globale, mai nell’algoritmo del For You. Sono conclusioni preliminari, un'accusa e non una multa; TikTok può replicare, e solo se le contromisure non bastassero scatterebbero la decisione di non conformità e la sanzione, fino al 6% del fatturato annuo mondiale. L'azienda ribatte di avere già oltre 50 impostazioni per i teenager, con gli under-18 privati di default, i più piccoli esclusi dai messaggi diretti e i loro contenuti tenuti fuori dal For You.
Perché conta
Con questa contestazione, Bruxelles sta di fatto usando il DSA come leva per spostare il terreno stesso dello scontro, passando dalla moderazione dei contenuti — cosa può circolare — al disegno del prodotto: quali impostazioni sono attive di default, quali video l'algoritmo può spingere, etc.
- Per esempio, impostare come "sicuro di default" l’account di un minore va a colpire direttamente il motore globale dell'engagement. Un profilo di minore reso pubblico e una sua clip candidata al For You sarebbero il prodotto che funziona come progettato: più reach, più tempo speso. Ma per Bruxelles è proprio quella configurazione di partenza, applicata a un minore, a rappresentare già di per sé la violazione, indipendentemente dal tipo di contenuto di una data clip;
- La linea in cui la regulation sconfina nel product design è stata superata da tempo, a dire il vero — dal caso Google Shopping del 2017, dove l’Ue impose a Google di non favorire il proprio servizio di shopping nei risultati di ricerca, fino agli obblighi su Apple e l'App Store. La cosa, normalmente, avrebbe un’obiezione tanto scontata quanto seria: un regolatore che disegna (e designa) per decreto sostituisce erroneamente il proprio giudizio a quello di chi il prodotto lo costruisce, quando le scelte sbagliate le punisce spesso già il mercato;
- Il confine, però, viene spostato nel momento in cui entrano in gioco i minori, che rendono quella difesa assai più fragile. Un quindicenne il default lo subisce e basta, senza il potere di non tirar più fuori il portafoglio (o cambiare provider) di un cliente scontento; motivo per cui quel default è cruciale, e va ragionevolmente tutelato anche usando la clava regolatoria. Nel caso TikTok, lo scontro non è più su un principio astratto ma sui buchi rimasti nelle impostazioni: se infatti gli account dei teenager sono già stati resi privati di default, l’opzione "pubblico" resta a un tap di distanza — e i profili privati si possono comunque ricostruire passando dalle liste follower/following, che con le foto rimangono visibili. Bruxelles vuole chiudere questi varchi per decreto; TikTok sostiene di averli già ridotti abbastanza.
Adesso
- Ora la palla passa a TikTok, che può controbattere e proporre misure; se non convincono, in pipeline ci sono la decisione di non conformità e la multa fino al 6% del fatturato globale. E non è nemmeno un fronte isolato, dacché già a febbraio la Commissione aveva contestato all’azienda il "design che dà dipendenza" — autoplay e scroll infinito — mentre restano aperti ulteriori procedimenti. È infatti verosimilmente proprio su TikTok che si misurerà fin dove il DSA può spingersi;
- Se il correttivo venisse imposto, "sicuro di default" diventerebbe una specifica che altre piattaforme potrebbero adottare senza aspettare una lettera da Bruxelles: niente vera modalità pubblica per un minore, niente idoneità al feed, etc. Con la possibilità che vengano progettate apposite impostazioni sui minori solo per l'Europa anziché estenderle ovunque, benché sdoppiare un prodotto per un solo continente costi, e globalizzare la regola europea potrebbe comunque essere la cosa più conveniente;
- “Effetto Bruxelles” o meno, sta di fatto che le istituzioni europee intervengono ancora una volta su un prodotto che nessuno, al suo interno, ha saputo costruire. La leva dell'accesso a un mercato ricco funziona e le piattaforme si adeguano; ma è l'unica difesa che l’Europa ha, e più i mandati si moltiplicano più se ne vede il soffitto.